Cronaca Italia

Un jihadista in famiglia. La donna che lo adottò: “Mi chiamava mamma, Dio lo maledica”

Un jihadista in famiglia. La donna che lo adottò: "Mi chiamava mamma, Dio lo maledica"

Un jihadista in famiglia. La donna che lo adottò: “Mi chiamava mamma, Dio lo maledica”

ROMA – Un jihadista in famiglia. La donna che lo adottò: “Mi chiamava mamma, Dio lo maledica”. Fino a nove anni fa Mouner El Aoual detto Mido, era un giovane clandestino marocchino che viveva di espedienti, dormiva per strada, era invischiato fino al collo con la droga.

Fino a quando non è stato accolto in casa da una famiglia di Torino: nove anni dopo, dopo cioè averlo sfamato, accudito, liberato dalla schiavitù degli stupefacenti, Mido si è trasformato in uno jihadista spietato, un portavoce ufficiale dell’Isis addirittura, predicatore dell’odio, reclutatore di terroristi, pianificatore di attentati.

Un colpo al cuore per la signora Margherita che mai si sarebbe aspettata di aver allevato un nemico e un violento. La signora Margherita maledice quel ragazzo, “mi chiamava mamma” si dispera. Il suo sfogo è stato raccolto da Massimiliano Peggio su La Stampa.

Come ha conosciuto Mido?
«Più o meno nove anni fa. È stato mio figlio a incontrarlo in strada. Sapevamo che non era regolare e che non aveva documenti. Ma lo abbiamo accolto in casa perché ci sembrava giusto fare così. Volevamo aiutarlo. Aveva vent’anni, era un ragazzino minuto, sembrava un pulcino. Dormiva nello scantinato di una moschea. Diceva di aver patito tanto freddo in quell’inverno. Era disperato e nei guai».

In che senso nei guai?
«Problemi di droga. Lui stesso mi diceva “mamma”, perché lui mi chiamava così, “mi hai strappato dalla droga”. Mido era un po’ sbandato. Se non fosse stato per me e per mio figlio sarebbe rimasto invischiato nella droga. Gli abbiamo dato un tetto, un letto, dei pasti caldi e affetto. Tanto affetto. E poi definitivamente è rimasto con noi. Mi aiutava a fare la spesa e a portare a spasso il cane. Un bravo ragazzo. E lui ci ha pugnalati alle spalle». (Massimiliano Peggio, La Stampa)

 

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