Blitz quotidiano
powered by aruba

Università Bologna, Lucio Picci: “Studenti possono copiare, per noi prof plagio impunito”

BOLOGNA – “Non vigilerò per evitare che copiate. Se siamo impuniti noi professori, lo stesso valga per gli studenti”: a dirlo è il professor Lucio Picci, ordinario di Politica Economica all’Università di Bologna, uno dei più antichi atenei del mondo.

All’inizio dell’anno accademico 2016-2017, racconta Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, Picci ha annunciato ai suoi studenti che “non vigilerà per evitare che copino agli esami. Se siamo impuniti noi professori”, ai quali “un sistema garantisce l’impunità dal plagio, che lo stesso valga per voi studenti. In coscienza non posso chiedere a voi il rispetto di regole che l’Università di Bologna permette a noi professori di violare”. L’annuncio è stato messo nero su bianco da Picci in una lettera inviata non solo agli studenti, ma anche al Rettore.

La protesta di Picci trae origine dalla differenza di trattamento subito da una studentessa, che è stata sospesa tre mesi per essere stata scoperta ad un esame con telefonino e auricolari, e tre professori lambiti da sospetti di plagio, nei confronti dei quali, però, non è stata presa alcuna misura.

Uno di loro, spiega Ferrarella sul Corriere della Sera,

è stato segnalato il 12 gennaio 2015 dal ricercatore Christian Zimmermann di una delle filiali regionali dell’americana Federal Reserve Bank (quella di Saint Louis) a proposito di un lavoro dell’ordinario di Economia Politica, Pier Giorgio Ardeni: il 25 gennaio il Dipartimento prende asetticamente atto che il professore «ha chiesto che questo quaderno venga ritirato», e in effetti sotto il titolo scompare il file con il testo, ma senza che venga esplicitata la ragione della modifica (neanche agli americani che chiedevano comunicazioni formali sul sito dell’ateneo bolognese).

Picci cita poi anche la scelta del Rettore dell’Università, Francesco Ubertini, di insignire del titolo di “Professore Emerito” Enrico Lorenzini, che nel 2000 fu al centro di un controverso caso che, scrive il Corriere della Sera,

al Senato Accademico fece esprimere «rifiuto e riprovazione per questo tipo di pratiche», però espressi riservatamente nella delibera che disponeva «che di questa sostanziale censura, e delle misure che seguiranno (poi nessuna, ndr), debba essere fatto un uso molto prudente e riservato».

Il terzo riferimento è ad un manuale per studenti (scritto nel 1997 da tre professori bolognesi) che riporta pagine identiche a un testo in inglese di Joseph Stiglitz e Robert Frank. Il volume, sottolinea Picci, fu riedito da Il Mulino nel 1999

con la sola indicazione che venivano riscritti alcuni paragrafi erroneamente attribuiti a uno dei tre autori, ma senza accennare al tema della mancata citazione di paternità, e senza indicare a quale degli altri due autori (Stefano Zamagni e Flavio Delbono) fosse attribuibile la ripresa di concetti altrui.

Per il professore questi tre casi indicano un problema di fondo: il problema, chiarisce, è che “a tutti noi interessa far carriera, molti di noi desiderano ottenere incarichi retribuiti come consulenze o partecipazioni a cda, e alcuni hanno ambizione politiche: per fare carriera sono necessarie pubblicazioni scientifiche e buoni rapporti coi superiori (i professori ordinari)”. In questo modo la “segretezza” e “una fitta rete di connivenze” garantiscono, secondo Picci, il mancato accertamento “nei casi di plagio”. Inoltre, la segretezza che copre il plagio “indica che il potere sta dalla parte del reo. E che quindi egli è potente”.


PER SAPERNE DI PIU'