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Ustica. Canal+ conferma: 2 caccia francesi contro Itavia e..

Ustica: dalla tv francese Canal+ la conferma che l'aereo del volo Bologna-Palermo della compagnia italiana Itavia sparito nel cielo di Ustica la notte del 27 giugno 1980 fu colpito e abbattuto da un missile francese da un Mirage militare in caccia di un altro aereo, sul quale si diceva volasse il presidente della Libia Gheddafi

ROMA – Ustica: dalla Francia una conferma importante, l’aereo del volo Bologna-Palermo della compagnia italiana Itavia sparito nel cielo di Ustica la notte del 27 giugno 1980 fu colpito e abbattuto da un missile francese lanciato da uno dei due Mirage della aviazione militare francese che erano in caccia di un altro aereo, sul quale si diceva volasse il presidente della Libia Gheddafi. Gheddafi invece, alla luce delle nuove rivelazioni, o non c’era o l’ha fatta franca perché si trovava su un altro aereo ancora diverso dal secondo aereo abbattuto dai francesi oltre a quello Itavia.

A Ustica i francesi hanno sparato una prima volta e hanno colpito l’aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia, decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto all’Aeroporto di Palermo. I morti furono 81, fra passeggeri e equipaggio, tutti quelli che erano a bordo, scomparsi nel mare sopra la Sicilia.

Poi si sono avventati sopra l’altro/altri? aereo/i che viaggiava/viaggiavano sotto la copertura radar del Dc9 e ne hanno colpito uno mentre l’altro o non c’era o è riuscito a allontanarsi indenne, forse proprio quello con Gheddafi a bordo.

Lo si sa da anni ma questa volta a confermarlo è una fonte francese, la televisione Canal +, una delle più importanti d’Europa.

L’annuncio del video coincide con importanti decisioni del Tribunale civile di Palermo, che, informa la agenzia Ansa,

“con tre distinte sentenze, pronunciate il 13 e il 19 gennaio, ha di nuovo condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire, per complessivi 12 milioni di euro, 31 familiari delle 81 vittime del disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica il 27 giugno ’80 mentre da Bologna andava a Palermo. Secondo i giudici palermitani, è confermata la ricostruzione che il Dc-9 fu abbattuto da un missile o comunque da una “near collision””.

Il programma di Emmanuel Ostian, intitolato “Il disastro di Ustica: un errore francese?”, dedicato appunto alla tragedia di Ustica, per la rubrica “Special Investigation”, andrà in onda in Francia lunedì 25 gennaio. Repubblica Tv ne ha diffuso una anticipazione.

Dice lo speaker, descrivendo un grafico animato in cui compare la sagoma rossa del Dc9 Itavia che punta verso la Sicila e vola sopra Ustica: “Sotto il Dc si trova almeno un altro apparecchio, forse due, che si copre dai radar nascondendosi sotto il Dc9″.

A questo punto nel disegno si affacciano due piccole sagome blu, vengono da sinistra, da nord ovest, dalla Corsica:

“Appaiono due sagome molto più rapide, che presto si trovano alla distanza giusta per lanciare dei missili. La cosa più verosimile è che siano stati due caccia che hanno abbattuto il Dc9. I due caccia poi hanno ingaggiato un combattimento aereo con gli aerei che prima erano protetti dalla sagoma del Dc9.

“Il film degli avvenimenti diventa più chiaro. I due Mystère da caccia hanno abbattuto il Dc9, poi hanno proseguito l’inseguimento degli altri aereo [che avevano piegato a est] sopra la Calabria e ne hanno abbattuto uno”.

Le nuove rivelazioni su Ustica hanno provocato la reazione dei deputati e senatori M5S delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, che hanno diffuso una nota congiunta:

“Oggi è arrivata l’ora della verità: il governo italiano chieda alla Francia la rimozione del Secret-Défense e faccia definitivamente luce su una vicenda che merita chiarezza e trasparenza.

Ma, soprattutto, provveda quanto prima a risarcire i familiari delle vittime così come stabilito da una serie di sentenze, ultima delle quali giunta in questi giorni dal Tribunale di Palermo.

L’esecutivo e la nostra diplomazia hanno l’obbligo di adoperarsi per stabilire l’ultimo pezzo di verità, ovvero sapere quali siano gli autori di quello che oramai appare come un vero e proprio attentato nei confronti del nostro Paese, in tempo di pace, nel completo silenzio delle responsabilità francesi e statunitensi”.

Ne scrive su Repubblica Anais Ginori:

“Il documentario svela almeno due affermazioni false delle autorità di Parigi, a cominciare dal fatto che la base militare di Solenzara in Corsica era “chiusa a partire dalle ore 17″ il giorno del disastro, cioè quattro ore prima che il Dc9 precipitasse. Gli autori dimostrano che non era vero grazie alle testimonianze di militari dell’epoca. Tra questi, l’ex generale dei carabinieri Niccolò Bozzo presente a Solenzara che ricorda come invece fino a tarda sera nella base militare ci fosse “un’intensa attività”, con “decine di aerei” decollati dalla Corsica mentre il Dc9 di Itavia era in volo tra Bologna e Palermo.

“L’inchiesta della tv francese smentisce anche la difesa delle autorità secondo cui “nessuna portaerei francese era in mare il giorno della tragedia”: è la risposta data nel 2007 quando Francesco Cossiga, Presidente del Consiglio in carica al momento dei fatti, affermò che era stata Parigi responsabile dell’abbattimento del Dc9, ribadendo poi le sue dichiarazioni davanti agli inquirenti. Cossiga aveva parlato della presenza della portaerei “Clemenceau” nel Mediterraneo, subito negata dalle autorità francesi. Gli autori del programma confermano invece l’ipotesi, rivelando che si trattava della portaerei “Foch”, come risulta da documenti inediti che certificano l’attività della nave il 27 giugno 1980.

“Le 81 vittime sarebbero state il danno collaterale di un’operazione militare in corso. Secondo la ricostruzione di Canal Plus, i caccia francesi volevano abbattere un Mig libico che seguiva da vicino il Dc9 e avrebbero così lanciato per errore un missile contro l’aereo di linea Itavia. All’epoca, ricorda il documentario riprendendo dichiarazioni del capo dei servizi segreti, Muhammar Gheddafi era il “nemico pubblico numero uno” di Parigi. All’Eliseo c’era Valéry Giscard d’Estaing che non ha voluto incontrare il giornalista dell’emittente, nonostante numerose sollecitazioni.

L’inchiesta di Canal+ riporta di attualità quanto scritto su Blitz nel 2011 da Pino Nicotri:

“Chi non è più giovanissimo ricorda gli anni di polemiche, di depistaggi e di sospetti sui terroristi fascisti italiani e sui militari americani, che avevavano in corso delle esercitazioni militari in quel tratto di mare. Solo nel febbraio 2007, quasi 28 anni dopo il disastro, il capo del governo all’epoca della strage, Francesco Cossiga, diventato in seguito presidente della Repubblica, si deciderà a svelare di essere stato informato subito dai nostri servizi segreti, insieme con l’allora ministro degli Interni Giuliano Amato, che il DC-9 era stato abbattuto da un missile sparato da un aereo militare francese partito dalla portaerei Clemenceau. Gli americani dunque non c’entravano nulla, se non nei depistaggi.

C’entravano invece i francesi. E che in qualche modo ci fossero di mezzo i libici lo si sospettò quando il 18 luglio di quell’anno, vale a dire tre settimane dopo quel tragico 27 giugno, vennero ritrovati sui monti della Sila, in Calabria, i resti di un Mig libico precipitato con a bordo un pilota, morto sul colpo. Lo stato del suo cadavere era compatibile con l’ipotesi di morte avvenuta tre settimane prima. Iniziò a circolare con insistenza la voce che Gheddafi avrebbe dovuto tornare in volo da Varsavia e che per evitare il rischio di essere abbattuto dagli occidentali il suo velivolo seguiva da vicino la rotta del DC-9, restandone più in basso, per evitare che i radar ne notassero la presenza oltre quella del volo di linea. Era una precauzione che so per certo venisse usata anche da Arafat per evitare di essere centrato da un missile israeliano, come mi hanno raccontato a suo tempo un paio di piloti civili italiani.

L’aereo partito dalla Clemenceau aveva dunque il compito di sparare un missile contro il velivolo con a bordo Gheddafi, ma il sistema di guida, forse del tipo attirato dalla scia di calore emessa dai motori a reazione o forse d’altro tipo, ha sbagliato obiettivo. Forse il Mig precipitato sulla Sila faceva da scorta all’apparecchio di Gheddafi. Sta di fatto che il missile francese anziché accoppare il libico Gheddafi accoppò 81 italiani. O forse il leader libico venne avvertito in anticipo dai nostri servizi, come avverrà del resto nell’86 quando il presidente Usa inviò una squadriglia a bombardare l’abitazione di Gheddafi e questi si salvò grazie a una soffiata voluta a quanto si disse da Giulio Andreotti.

Quando Cossiga nel febbraio 2007 si decise a dire quel che s’era tenuto dentro per quasi 30 anni, mi tornò in mente un particolare. I francesi, non ricordo ora di quale comando, poco dopo la tragedia del DC-9 emisero un comunicato per affermare che loro non c’entravano niente. Ammettevano che sì, nel Mediterraneo c’era la portaerei Clemenceu, ma affermavano che a bordo non risultava mancare nessun esemplare di alcuni tipi di missili, perciò non ne poteva essere stato “sparato” neppure per sbaglio uno contro il nostro aereo.

Sono figlio e nipote di militari dell’aeronautica militare italiana e da ragazzo, oltre a frequentare assiduamente l’aeroporto di Villafranca Veronese, dove mio padre prestava servizio, sognavo di fare il pilota. Mi interessavo pertanto anche di missili. Ovviamente sapevo che si possono lanciare da terra, dal mare e in aria da un aereo in volo. E sapevo che ognuno di questi tre tipi si suddivide a sua volta in altri tre tipi, a seconda che sia lanciato contro obiettivi di terra, di mare o in aria. Il comunicato francese ometteva stranamente un tipo di missile. Ricordo che, insospettito, dalla redazione di Milano dell’Espresso, dove lavoravo all’epoca, feci rilevare per telefono la strana picola dimenticanza od omissione al direttore de L’Espresso di allora, il compianto Livio Zanetti, il quale però ritenne bizzarra o comunque troppo labile la mia traccia per cercare di saperne di più.

 

 

 

 

 


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