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Ustica. Pilota che cercava la verità cacciato dal Quirinale ma…firma Pertini era falsa

ROMA – Il pilota Mario Ciancarella che cercava di ricostruire la verità sull’incidente di Ustica del 1980 fu cacciato “per indegnità” dall’Aeronautica con un decreto del Quirinale del 1983. Un decreto con apposta la firma dell’allora Capo dello Stato Sandro Pertini, una firma che però si è rivelata falsa. Il tribunale di Firenze a 33 anni dalla cacciata di Ciancarella dall’Aeronautica ha decretato che la firma sul decreto è apocrifa e ha condannato il ministero della Difesa a pagare il rimborso delle spese processuali per 5885 euro. Una condanna che ora potrebbe aprire a nuove richieste di risarcimento da parte di Ciancarella, che ha fondato l’associazione Rita Atria e che oggi vive a Lucca, dove ha aperto una libreria.

Alessandro Fulloni sul Corriere della Sera scrive che l’ex ufficiale ha iniziato la sua battaglia legale contro il ministero della Difesa per scoprire la verità sull’abbattimento dell’aereo Dc9 Itavia a Ustica del 27 giugno 1980. Una indagine per scoprire la verità che gli costò la cacciata dall’Aeronautica:

“Mario Ciancarella è un giovane ufficiale dell’Aeronautica, capitano pilota a Pisa, vola sugli Hercules C-130 della brigata aerosoccorritori, la 46°. Si interessa di sindacato, parola che nelle forze armate di quegli anni era impronunciabile. «Ci chiamavano i “nipotini” delle Brigate Rosse» ricorda oggi l’ex ufficiale riferendosi a quel gruppo di colleghi con cui fondò il movimento dei militari democratici. E che collaborò alla stesura della legge 382/78 – ovvero la riforma dell’ordinamento militare – soprattutto in un punto: la possibilità di disobbedire a un ordine palesemente ingiusto. Battaglia che gli valse processi, un arresto e la radiazione dall’Aeronautica. Giunta tramite ufficiale giudiziario con un atto falso, si scopre ora”.

Il sospetto che la firma fosse falsa Ciancarella lo ha avuto dopo aver ricevuto l’atto, 10 anni dopo la sua radiazione:

“«Prima non era possibile avere quell’atto, non era diritto dell’interessato, mi venne spiegato». Quella firma «l’avevo vista su altre carte: era apocrifa in un modo spudorato». Trovare un avvocato disposto a portare avanti la battaglia per accertare la verità non fu semplice. «Ci ho messo 16 anni… E altri 7 per arrivare alla sentenza». Che gli ha dato ragione”.

Insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro, Ciancarella fondò il movimento militari democratici, e i tre ebbero anche un incontro col presidente della Repubblica Pertini:

“Avevano parlato della riforma dell’ordinamento. Il presidente voleva saperne di più. «La segreteria del Quirinale mi chiamò a casa. Fissarono un appuntamento con me, io non volevo essere solo e mi presentai con i colleghi». Il presidente fu schietto e brutale «ma trasparente: parlammo circa tre ore. Ci congedò dicendoci che se quella sulla modifica dell’ordinamento militare era una battaglia giusta allora avremmo dovuto combatterla seguendo le vie istituzionali, dal confronto sindacale a quello politico ed eventualmente in aula giudiziaria, senza alcun appoggio diretto del Quirinale». Che però continuò discretamente a interpellarli, e forse a osservarli benevolmente, anche in seguito. Sino al via libera parlamentare della legge”.

Ciancarella vede così oggi riconosciuta l’illegittimità della sua cacciata dall’Aeronautica, scrive ancora Fulloni, che racconta come le vite dei tre fondatori del movimento  militari democratici siano andate avanti dopo Ustica:

“Sandro Marcucci, capitano pilota nella brigata degli aerosoccorritori, si interessò di Ustica, cercando documenti e testimonianze. Morì il 2 febbraio 1992, una domenica limpida e senza vento, precipitando a Campo Cecina, in Toscana, a bordo di un aereo anti-incendio civile: due anni fa la procura di Massa ha deciso di riaprire un’inchiesta su quell’incidente. Lino Totaro, sergente maggiore, dovette lasciare l’Aeronautica perché dichiarato instabile mentalmente. Lui oggi vive in Africa, «abbastanza serenamente». Di Mario Ciancarella si è detto”.