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Val d’Aosta: di chi è lo scheletro nel ghiacciaio?

ROMA – Val d’Aosta: di chi è lo scheletro nel ghiacciaio? La montagna non parla, ma talvolta restituisce: come il ghiacciaio di Grandes Murailles di Valtournenche in Val d’Aosta, che una decina di anni fa si liberò dei resti di un corpo conservato nelle sue viscere. Per una cinquantina d’anni fa presumere una moneta da 5 lire con il grappolo di frutta su un lato coniata nel ’49.

Quei resti umani trovati in un canalone a 3mila metri di altezza – cranio, mandibola e qualche costola – sono custoditi all’obitorio di Aosta. Gli altri indizi riesumati possono fornire il profilo di un parente con il quale confrontare il dna. Perché di indizi ce ne sono parecchi e qualche “sospetto” è saltato fuori sebbene la lista dei dispersi sia lunga. Massimo Numa de La Stampa ha messo in fila gli oggetti ritrovati.

Sci Rossignol Mt Olimpique, scarponi neri Le Trapperur della Belle Donne Fit Grenoble, 60 biglietti della funivia Breuil-Plain Maison; calze di lana fatte a mano; una giacca di tessuto leggero carta da zucchero con la zip; un maglione azzurro; una cintura; un astuccio con occhiali e un orologio Omega. (Massimo Numa, La Stampa).

Nel 1950 il figlio Enzo Benedetti, una leggenda alpina, scomparve proprio su quel ghiacciaio. Nel ’51, un amico del disperso, Luigi Bisca, ingegnere di 31 anni, salì sulle Grandes Murailles per proseguire le ricerche: non tornò mai più al rifugio da dove era partito.