Cronaca Italia

Valanga Rigopiano, gli sms di Paola Tomassini e quelle 40 ore in trappola: “Vi amo tutti”

Valanga Rigopiano, gli sms di Paola Tomassini e quelle 40 ore in trappola: "Vi amo tutti"

Valanga Rigopiano, gli sms di Paola Tomassini e quelle 40 ore in trappola: “Vi amo tutti”

RIGOPIANO (PESCARA) – “Vi amo tutti, salutatemi mamma”: sono messaggi che lasciano senza parole quelli trovati dagli investigatori nel cellulare di Paola Tomassini, 46 anni, morta insieme al suo fidanxato Marco Vignarelli dopo la valanga che ha sepolto l‘Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) lo scorso 18 gennaio.

Sms mai partiti, che però indicano chiaramente una cosa: almeno una delle 29 vittime di quella strage non è morta sul colpo, ma due giorni dopo.

 

San raffaele

Come racconta Fabio Tonacci su Repubblica, Paola era ancora viva alle 16:54 di quel tragico 18 gennaio, qualche minuto dopo la valanga. “Aiuto“, scrive con whatsapp. E ancora, pochi secondi dopo: “Sono bloccata dalle macerie, aiutoooo”. Messaggi che però non arriveranno a nessuno.

Paola è viva anche alle 17:20, quando invia due sms alla sua amica Rosy chiedendole di dare l’allarme. Ed è viva alle 17:26, quando scrive che “c’è stata una esplosione“. E forse capisce che ormai per lei non c’è più nulla da fare. Perché da quel momento non chiede più aiuto, ma pensa gli altri, ai suoi cari. “Vi amo tutti salutami mamma”, scrive sulla chat di famiglia. E poi un cuore. L’ultimo emoticon.

Paola non scrive più, ma tenta di chiamare, più volte, il 112. Quindici telefonate, nessuna delle quali riesce a partire. Paola ha anche spento e riacceso il telefonino, forse per cercare di risparmiare batteria. L’ultima volta alle 7:37 del 20 gennaio, quasi due giorni dopo la valanga.

Quando è stata raggiunta dai vigili del fuoco, la sera del 23 gennaio, aveva ancora il telefono in mano. E se non si esattamente quando sia morta, si sa invece che era ancora viva quaranta ore dopo la valanga.

Intanto le indagini vanno avanti. Il procuratore aggiunto ha fatto capire che l’indagine non si fermerà ai sei nomi (tra cui il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta) finora iscritti sul registro degli indagati per omicidio colposo plurimo e lesioni.

 

 

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