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Valentino Talluto untore Hiv: dal 2006 sapeva d’esser malato

ROMA – Valentino Talluto, l’untore di Roma positivo all’Hiv, sapeva di essere malato da dieci anni e avrebbe persino mostrato un certificato medico falso ad una delle donne con cui ha avuto rapporti non protetti. La conferma è arrivata dalla sua cartella clinica dell’ospedale Spallanzani di Roma, dove era in cura. Dal 2006 Talluto sapeva di aver contratto il virus dell’Hiv, ma aveva continuato ad adescare ragazze sulle chat e sui siti di incontri e aveva continuato ad avere con loro rapporti sessuali non protetti.

Secondo gli inquirenti che indagano sui contagi da parte di Talluto (ad oggi sono trentatré le vittime accertate, quindici donne sono risultate negative al test), il giovane romano, 30 anni, ha tenuto un comportamento

“criminale e superficiale, una pervicace malafede che ha trascinato in un abisso le ragazze che ha incontrato”.

Addirittura ad una donna aveva mostrato un falso certificato medico via Whatsapp per farle credere di essere sano. Per questo motivo gli inquirenti hanno aggiunto alle accuse di lesioni colpose l’aggravante dei futili motivi.

Secondo quanto scrive Andrea Ossino sul Tempo, il numero delle ragazze contagiate potrebbe aumentare:

Infatti da quando la notizia dell’arresto di Valentino è venuta alla luce, ovvero lo scorso dicembre, sono diverse le ragazze che si sono recate al terzo piano della procura di piazzale Clodio affermando di aver avuto rapporti non protetti con «l’untore di Hiv».

Questo nonostante lui sapesse, appunto, dal 2006, di essere sieropositivo.

A rivelarlo sarebbe la cartella clinica di Valentino, in cura presso l’ospedale Spallanzani di Roma. Gli atti dimostrerebbero che l’uomo era a conoscenza della sua situazione clinica dal luglio 2006, ovvero da quando era risultato positivo al test per l’Hiv. «Voglio eseguire il test per l’Hiv per una nuova relazione» avrebbe spiegato ai medici in quell’occasione. Il risultato sarebbe stato incontrovertibile: «Possibile contagio etero».

Ma differentemente a quanto affermato davanti ai medici, nonostante la «consapevolezza di essere affetto dal virus dell’Hiv», come scrivono gli inquirenti, per 9 anni l’uomo avrebbe avuto rapporti sessuali non protetti senza informare le sue partner del rischio a cui andavano in contro.

«Con l’aggravante – si legge nel capo d’imputazione – di aver commesso il fatto per futili motivi, consistiti nel desiderio di intrattenere, in totale spregio della patologia da cui era affetto, rapporti sessuali da lui ritenuti più appaganti in quanto non protetti». Una «pervicace e compulsiva ricerca di relazioni fisiche» che l’indagato cercava e spesso otteneva. Convincendo le ragazze a chiudere un occhio sui possibili rischi, in virtù di una millantata esperienza passionale «naturale», come avrebbe spiegato Valentino a una vittima.

 

 

 

 


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