Cronaca Italia

Valeria Fedeli dà a tutte le scuole la lettera di Don Milani

Valeria Fedeli dà a tutte le scuole la lettera di Don Milani

Valeria Fedeli dà a tutte le scuole la lettera di Don Milani

ROMA – Un evento dedicato a Don Milani, alla sua figura e alla sua azione in campo educativo. Il 5 giugno il ministero dell’Istruzione ha aperto le porte per ospitare l’evento “Insegnare a tutti” e il ministro Valeria Fedeli ha sottolineato l’importanza di leggere i testi di Don Milani nelle scuole, dato che il sacerdote di Barbiana ha speso la sua vita per la formazione dei più deboli e per la costruzione di condizioni di uguaglianza sociale.

Il ministro Fedeli, commentando l’evento, ha sottolineato l’importanza di portare a scuola gli insegnament di don Milani e di proseguire con la sua attività ed eredità culturale e pedagogica:

“‘Insegnare a tutti’ era l’obiettivo di Don Milani ed è per questo che abbiamo scelto questo titolo per l’incontro. Avere una scuola aperta ed inclusiva era scopo della sua attività ed è l’impegno del Ministero che mi onoro di dirigere. Aperta ed inclusiva significa anche capace di parlare a chi è più emarginato, a chi è a rischio dispersione. Dobbiamo dare a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi, anche e soprattutto ai più deboli, gli strumenti per essere preparati ad affrontare il futuro. La sua figura e la sua lezione sono ancora oggi uno straordinario strumento per educatrici ed educatori”.

Alberto Melloni sul quotidiano Repubblica scrive che quello della Fedeli è una sorta di “compito delle vacanze” a studenti e docenti, un gesto per riabilitare anche la figura di Don Milani, molto criticato in vita dalla stessa Chiesa:

“Oggi le cose sono molto diverse: le parole della Ministra (e non solo le sue) e del pontefice che sentiremo e abbiamo lo diranno. Ma modo per comprenderli. Le massime autorità dello Stato e della chiesa non stanno “riabilitando” don Milani: perché non ce ne sarebbe bisogno; e perché il farlo vorrebbe dire farsi eredi chi lo ha colpito e assolverli e a nome loro “riabilitare” le
vittime quando non sono più in grado di nuocere.

Spalmata per decenni con faciloneria, come fosse una nostalgica nutella sul pane secco del pedagogismo, la scrittura di don Milani ricordano alla chiesa che la voce profetica è fuoco dentro le ossa: tuono silenzioso che identifica con evangelica nettezza nel povero, nell’oppresso, nel vinto, nell’escluso il motore della storia e il giudizio della storia. Ad una Repubblica continuamente in bilico fra la rassegnazione alla ingiustizia e quella acrimonia qualunquista che è l’altra faccia della stessa codardia, Milani insegna che l’eguaglianza non è una cosa che “si
fa”, se mai – come si dice oggi usando alla leggera la parola chiave dell’andreottismo “concretamente” – ma è qualcosa in cui si “è fatti” dalla forza del dono.

La scuola per Milani è così importante per questo: perché è un gesto profetico. È un puntino di luce, una fiammella infinitesimale di volti e di storie accesa nel buio della prepotenza del potere: quel potere che vuol far pensare ai poveri, agli oppressi, ai vinti, agli esclusi che si meritano quella condizione e che quella condizione non può essere redenta. Deve essere “accettata” e se mai lenita dalla benevolenza del potere, che fa colare elemosina e arroganza.

La scintilla messianica, invece, è quella che dice che tutto il buio ha perso la sua forza totalizzante e per sempre se anche solo in un luogo microscopico, con un numero limitato di persone, nel vivo di una utopia circoscritta, si può dimostrare che la giustizia può essere vissuta e anticipata. La forza di questa attesa (che potremmo definire messianica o missionaria o democratica o evangelica) è quello che a cinquant’anni di distanza ci fa pensare che don Milani abbia qualcosa da insegnare a tutti”.

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