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Vasto, condannata per molestie. Ma è morta 3 anni prima del fatto

VASTO – L’hanno condannata a un’ammenda di 150 euro per molestie telefoniche. Peccato che la presunta imputata sia morta ben tre anni prima che potesse commettere il fatto. Succede a Vasto, in provincia di Chieti, dove lo scorso anno una donna aveva sporto formale denuncia contro un numero telefonico che la importunava. Era il 10 agosto 2015 e le telefonate moleste erano cominciate un mese prima.

La prima incongruenza sta nell’esposto presentato dalla vittima: all’altro capo del telefono, così come riferito dalla donna oggetto delle telefonate persecutorie, c’era un uomo. Ma a finire sotto accusa saranno due donne di Napoli. Nella denuncia, così come riportata dal quotidiano Il Messaggero, si legge: “Prima stava in silenzio per breve durata, poi più a lungo, alla fine ha cominciato ad offendere…”. Segue esaustivo elenco degli improperi e delle minacce ricevute.

La Procura di Vasto comincia ad indagare e acquisisce i tabulati telefonici. A quel numero corrispondono due donne che finiscono formalmente inquisite. Nel capo di imputazione il pm scrive: “Per avere recato e molestia e disturbo a … , col mezzo del telefono, per petulanza e comunque per altro biasimevole motivo, importunandola con chiamate ed sms”.

Si è giunti così al 16 aprile 2016, quando il giudice emette un decreto di condanna penale, comminando ad entrambe le imputate una multa di 150 euro, così come chiesto dalla pubblica accusa. Ma è qui che salta fuori la clamorosa svista: solo dopo la notifica della sentenza i magistrati si rendono conto di aver condannato una donna defunta. Correggono il tiro e archiviano la posizione di una delle due imputate, perché “si è spenta il 19 giugno 2012″. Tre anni prima cioè che quelle telefonate moleste potessero avere luogo.