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Vendetta su Facebook, ex fidanzato pubblica foto intime su gruppi: “Mi ha rovinato la vita”

Vendetta su Facebook, ex fidanzato pubblica foto intime su gruppi: "Mi ha rovinato la vita"

Vendetta su Facebook, ex fidanzato pubblica foto intime su gruppi: “Mi ha rovinato la vita”

ROMA – “Mi ha rovinato la vita”. Esordisce così la giovane che ha trovato le sue foto intime pubblicate su Facebook in falsi profili a suo nome. Dietro a questa vendetta il suo ex fidanzato, che ha deciso di umiliarla pubblicamente. L’uomo ha creato dei falsi profili su Facebook dove ha caricato le foto intime scattate a Marta, nome di fantasia della giovane intervistata da L’Espresso. Una violenza psicologica nei confronti della ex fidanzata, vittima del revenge porn, che si è ritrovata a non poter uscire di casa e ha pensato anche al suicidio. Intanto crescono sul social network i gruppi chiusi in cui uomini si scambiano e commentano oscenamente le foto di amiche, fidanzate e colleghe rubate dai loro profili personali.

Maurizio Di Fazio nell’articolo per l’Espresso racconta la storia di questa donna, vittima di cyberbullismo da parte dell’ex fidanzato, che non solo ha aperto nuovi profili a suo nome, ma ha anche pubblicato le sue foto in gruppi Facebook dove le donne vengono insultate e si inneggia allo stupro:

“Le loro foto rubate galleggiano e proliferano ormai in ogni anfratto della Rete e in poche trovano la forza di reagire, di denunciare. Marta, un po’ più di trent’anni (solo il nome è di fantasia) è una di queste eccezioni: “Ho convissuto con un uomo. Lo amavo moltissimo. Era geloso e irascibile, ma lo chiamava amore. Diceva che era geloso perché mi amava troppo. Era iscritto a una serie di gruppi Facebook più o meno segreti. Passava tantissimo tempo attaccato al cellulare. Ero infastidita da questa sua ossessione per Facebook, ma di tanto in tanto mi faceva vedere i contenuti. Ancora non si parlava di donne e di sesso, o forse me lo ha tenuto nascosto, ormai non so più dirlo”.

Il rapporto tra i due si logora e la ragazza decide di lasciarlo: “La situazione si fa subito oscura. Lui comincia a contattare chiunque potesse conoscermi riversando bile, odio e insulti. Inizia a minacciarmi di utilizzare le foto intime che aveva scattato nei due anni trascorsi insieme se avessi osato raccontare di lui. Io taccio, non proferisco sillaba. Una mattina però mi chiama un mio conoscente, dicendomi: “Guarda che mi è arrivata una tua richiesta d’amicizia su Facebook, ma con un altro tuo profilo, pieno di scatti non proprio edificanti. Sei davvero tu quella?”.

Così inizia l’inferno di Marta, con 17 account a suo nome in un solo mese. Iniziano gli insulti, i commenti osceni e addirittura ci sono persone che si presentano sotto casa per importunarla:

“A quel punto il mio ex prende a pubblicare le foto su un gruppo Facebook. Me lo riferisce una persona fidata a cui era stato chiesto: “Ma quella non è la tua amica?”. Cliccando su un link ben visibile si è rimandati a un post farcito di mie istantanee, corredate da storie inventate di sana pianta su miei presunti rapporti lascivi e su un mio fantomatico passato di pornostar involontaria. Non mancano dettagli inerenti la mia famiglia e il mio indirizzo di casa, con tanto di street view di Google Maps. Lui intanto se la ride e mi dipinge come una sgualdrina. Parallelamente, continuano a giungermi messaggi e richieste di amicizia da perfetti sconosciuti con battute triviali, allusioni, foto mie, foto loro (o meglio dei loro genitali), ingiurie di ogni genere, minacce e richieste esplicite di sesso. Almeno un migliaio i contatti di questo tenore. Io che su Facebook nemmeno li ho mille amici”.

Il problema arriva quando la giovane si rivolge alla legge per avere aiuto. Questi non sono reati e la prima reazione è di biasimo per la donna, che nell’intimità della sua casa e del suo rapporto si è lasciata scattare quelle foto:

“Alla fine vado in questura, all’anticrimine. Non alla polizia postale: gli uffici del mio capoluogo di provincia sembrano inaccessibili e se chiami spiegando l’accaduto devi innanzitutto illustrare come funziona Facebook e i suoi gruppi. Provo a denunciarli questi gruppi, ma incorro in risposte disarmanti come “Eh ma lei non doveva farsi fare queste foto”. Alla fine cambio questura; ma anche lì sulle prime fanno storie, questa volta adducendo ragioni giurisdizionali perché io risiedo da un’altra parte. Eppure Internet non è una città, non ha localizzazioni geografiche precise e se devi spiegarlo alla Postale, è grave”.

 

La storia di Marta si risolve in tribunale, dove l’ex fidanzato è stato accusato di diversi reati tra cui diffamazione e gli è stato vietato di avvicinarla, ma l’incubo prosegue perché mentre Google e Dropbox permettono di cancellare le cartelle con le foto oscene, su Facebook è più difficile eliminarle:

“Mittenti, i partner vendicativi; destinataria, l’orda famelica del web; esecutori materiali, nugoli di hacker della generazione dei millenials, magari di buona famiglia. Qualche nome di queste cartelle dell’infamia? Da “Il canile” a “Bagasce con nome e cognome”, passando per “Degradoland”. “Io ero nella directory “Cagne con nome e cognome”. E segnalare non è semplice. Google e Dropbox eliminano quasi sempre i file contestati, una volta descritto il contenuto. Facebook invece non li rimuove quasi mai i suoi gruppi più abietti, e quando prova a farlo, quelli rinascono di nuovo sotto ritoccate spoglie. Per perseguirli bisognerebbe aprire rogatorie internazionali”.

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