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Veneto Banca: arrestato ex ad Vincenzo Consoli, sequestri per milioni

VENEZIA – Veneto Banca avrebbe cercato di mostrare, in modo fraudolento, una consistenza patrimoniale che in realtà non aveva, per rassicurare risparmiatori, azionisti e Vigilanza. Si può sintetizzare così l’accusa mossa dalla Guardia di Finanza che martedì ha arrestato l’ex ad dell’istituto bancario, Vincenzo Consoli, e ha compiuto numerose perquisizioni oltre ad un sequestro preventivo per decine di milioni di euro nei confronti di persone legate alla stessa banca Veneto. I provvedimenti, eseguiti da un centinaio di finanzieri, sono stati emessi dalla procura di Roma. I reati contestati sono aggiotaggio ed ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Il periodo al centro dell’indagine e il 2013/2014. Secondo l’ordinanza della GdF:

le condotte degli ex vertici di Veneto Banca, con prestiti baciati e parcheggi di titoli, hanno determinato “l’annacquamento” del patrimonio di vigilanza della banca, che, secondo le regole della Banca d’Italia, avrebbe dovuto essere rettificato in modo da evidenziare il suo valore reale, indicando il vero ammontare dei prestiti ancora effettivamente riscuotibili. Invece, nelle segnalazioni periodiche a Bankitalia Veneto Banca ha continuato ad indicare un valore del patrimonio di vigilanza sovrastimato rispetto a quello effettivo, mascherandone la reale consistenza.

Consoli è ai domiciliari, mentre le Fiamme Gialle hanno sequestrato su disposizione del pm un immobile dell’ex ad del valore di 1,8 milioni di euro, oltre a liquidità e titoli. La notizia dell’intervento della magistratura “è motivo non di consolazione ma di speranza” per le “migliaia di persone che stanno piangendo”. L’opinione è di don Enrico Torta, coordinatore di varie associazioni di risparmiatori e piccoli azionisti che hanno perso gran parte delle loro sostanze a causa delle perdite di valore dei titoli di Veneto Banca e della Banca Popolare di Vicenza. “Se una persona viene arrestata non gioisco perché è comunque un mio fratello – aggiunge il sacerdote – ma è doveroso sapere che fine hanno fatto quei soldi perduti. La magistratura ha gli strumenti per poterlo fare e dunque guardiamo con speranza a questa iniziativa”.