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Venezia, espulso il marocchino che buttò a terra un crocifisso

VENEZIA – E’ stato espulso il marocchino che il 12 luglio scorso, in una chiesa di Venezia, aveva scaraventato a terra un crocifisso. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano:

“Nelle ultime ore abbiamo provveduto ad altre due espulsioni” per motivi di sicurezza. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, durante una conferenza stampa a Roma, precisando che in merito riferirà in Senato nel pomeriggio. “Ieri è stato rimpatriato, per motivi di sicurezza, un marocchino di 25 anni, indagato per aver scaraventato per terra, danneggiandolo, lo scorso 12 luglio un crocifisso di legno all’interno della chiesa di San Geremia a Venezia”, ha aggiunto. “È stato espulso anche un altro cittadino marocchino di 69 anni, che era stato arrestato il 1 gennaio del 2015 per il reato di danneggiamento aggravato, per aver fatto irruzione nella Chiesa di Cles” in provincia di Trento, “inveendo contro i fedeli e urlando espressioni di avversione alla religione cattolica, era stato segnalato per le sue posizioni palesemente radicali”, ha proseguito Alfano.

Il 12 luglio scorso l’uomo è entrato nella chiesa e si è avventato contro il crocifisso, gettandolo a terra e spaccandolo. E’ accaduto nella chiesa di San Geremia a Venezia, dove sono custodite le spoglie di Santa Lucia. L’uomo, un marocchino che ha detto di essere musulmano, era già stato segnalato all’esterno della chiesa perché un po’ su di giri. E’ entrato spedito nell’edificio sacro e ha oltrepassato il recinto di corda dove si trovava il crocefisso del 1700, alto diversi metri. Quindi ha cercato di sradicarlo dal sostegno, affermando con frasi sconnesse senza alcun riferimento di carattere religioso, che ci fosse qualcosa che non andava nell’opera. “Questa non è cosa buona“, oppure “Qui c’è qualcosa di sbagliato”, farfugliava. A nulla è valso l’intervento del sacrestano che ha tentato di difendere il Cristo ligneo: il crocifisso è finito sul pavimento. La caduta ha provocato la rottura del braccio.

Ecco il racconto del custode della chiesa a La Nuova Venezia:


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