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Venezia, neonato gettato in un cassonetto, trovato ancora vivo

VENEZIA – Un neonato con il cordone ombelicale ancora attaccato, chiuso in un sacchetto, è stato trovato in un cassonetto dell’immondizia in pieno centro a Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia.

Una donna che passava di lì, racconta Serenella Bettin su il Gazzettino, ha sentito il pianto disperato del piccolo e ha chiamato i soccorsi. Il neonato, di carnagione bianca, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Dolo. Le sue condizioni sarebbero buone.

Un anno fa sempre a Santa Maria di Sala davanti alla chiesa venne trovata abbandonata un’altra neonata. La piccola, scoperta da una suora, era avvolta in una copertina rosa dentro una borsa della spesa.

Ecco il racconto di Serennella Bettin sul Gazzettino:

Chiuso in un sacchetto e gettato in un cassonetto, con ancora il cordone ombelicale attaccato. Ma, miracolosamente, ancora vivo e salvato in extremis. «Hanno trovato un bambino dentro un cassonetto». È la notizia che si è diffusa in paese ieri sera, attorno alle giunge alle 22. Un’ora prima quel neonato, di carnagione bianca, era stato trovato dentro un cassonetto in pieno centro a Santa Maria di Sala, tra via Trieste e via Cavin di Sala. Era lì, dentro un sacchetto. A trovarlo una signora salese che abita proprio in via Trieste e che, probabimente, si è avvicinata sentendo i gemiti del piccolo. Abbandonato. Imprigionato. La donna ha sbirciato dentro il cassonetto e ha trovato la piccola creatura. Aveva ancora il cordone ombelicale attaccato. Sconvolta, non si è fatta prendere dal panico e ha subito chiamato i soccorsi. (…) Il bambino sta bene, ieri sera d’urgenza è stato trasportato all’ospedale di Dolo ed è vivo. La notizia sembrerà incredibile ma giunge a un anno esatto di distanza dal ritrovamento di Martina. L’anno scorso sempre a Santa Maria di Sala, un’altra neonata era stata trovata abbandonata davanti alla chiesa del parroco salese don Paolo Cecchetto. A scoprirla, in quella serata del 25 giugno fu una suora, suor Marta. La piccola era avvolta in una copertina rosa dentro una borsa della spesa e il parroco, visto il nome della suora, aveva deciso di ribattezzarla Martina. (…) Come aveva spiegato l’anno scorso il primario del reparto Ostetricia, Luca Vecchiato dell’ospedale di Mirano, per legge la mamma ha dieci giorni di tempo se vorrà rifarsi viva. In caso contrario partirà l’iter per l’affidamento ad altra famiglia e quindi la procedura per dare il piccolo in affidamento. Esiste un servizio apposito negli ospedali, totalmente anonimo, per le madri che non intendono riconoscere il figlio e lasciarlo in affidamento in tutta sicurezza perché l’abbandono può essere pericoloso per la vita del neonato.


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