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Venezia: sfrattate, Patrizia Heiz e la figlia vivono in auto

 

VENEZIA – Madre e figlia da un mese vivono in un‘auto sotto la tangenziale di Venezia. Avevano un appartamento in affitto, ma il contratto non è stato rinnovato, loro non hanno voluto “fare resistenza”, hanno lasciato la casa e adesso vivono nella Mercedes E200 station wagon un po’ acciaccata vicino alla recinzione Villa Ceresa, in Via Miranese.

Patrizia Heinz, 54 anni, e la figlia Micol Pannella, 24 anni, hanno anche fatto richiesta al Comune, ma avendo in passato vissuto in altre città in cui hanno la residenza il Comune non li può aiutare. Si sono rivolte alla Caritas, spiega il padre di Micol ed ex marito di Patrizia, Mauro Marco Pannella, 53 anni, ma la Caritas avrebbe accettato di accogliere le due donne solo se Micol si fosse sbarazzata dei suoi due cani. Ma lei non ha voluto.

Così gli animali, un bastardino ed un bulldog, adesso fanno la guardia alle due donne, in una zona frequentata da “spacciatori, ubriachi, scambisti”, ha raccontato sempre Pannella a Fulvio Fenzo del Gazzettino, che scrive:

Patrizia e Micol fino al 20 marzo scorso vivevano in affitto, con un “contratto transitorio”, in un appartamento nella vicina via Lissa. Poi lo sfratto, e la decisione di “non fare resistenza”. Per una decina di giorni vengono ospitate in un magazzino a Venezia, nella casa del padre del marito di Patrizia («siamo ancora legalmente sposati, ma di fatto siamo separati da cinque anni» racconta lui, Mauro Marco Pannella, 53 anni), ma le famiglie non si possono vedere. E da allora, dai primi giorni di aprile, bivaccano in quest’auto del marito, finita sotto sequestro perché senza assicurazione né revisione. Venticinque giorni di inferno, e presto arriverà pure il carro attrezzi a prendersi la Mercedes. Mauro Marco se la passa un po’ meglio, perché è ospitato a casa del padre e qualche volta da un amico, ma ha perso il lavoro («facevo mercatini, ma senza auto ho mollato tutto»). Prima, quando viveva in Toscana, aveva un’attività commerciale, ma ha chiuso.

(…) La vita li ha divisi dai parenti, che comunque hanno a Venezia, e che non li vogliono ospitare. Si sono rivolti al Comune, ma madre e figlia hanno ancora la residenza in altre città e, per essere inseriti nelle graduatorie, devono almeno risultare come “senza fissa dimora”, e mancano ancora le carte. Riprende il padre: «Abbiamo chiesto un aiuto alla Caritas, ma per avere ospitalità mia figlia dovrebbe liberarsi dei suoi due cani». Un bastardino e un bulldog che, stando sotto alla tangenziale, perlomeno aiuta le due donne a tenere a distanza i malintenzionati. «E di notte qui di gentaglia ne gira di continuo – raccontano -. Spacciatori, ubriachi, scambisti… Un incubo». L’unico aiuto arriva da qualche amico che porta loro cibo e acqua, e un’anziana residente in zona che, in cambio di un po’ di compagnia, permette alle due donne di lavarsi. «Non vogliamo carità. Non ci si deve vergognare della propria miseria, riprende Mauro Marco Pannella. (…) Occupare una casa? Non vogliamo conseguenze penali, né per me e tantomeno per mia figlia. Chiediamo solo un aiuto, qualcuno che ci possa vendere a rate un vecchio camper, o una casa dove vivere anche da sistemare. E mia figlia da mesi cerca un lavoro: ha mandato curriculum su curriculum, ma finora non ha risposto nessuno».


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