Blitz quotidiano
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Vercelli, anziani maltrattati in ex casa cura Mamma Ebe

VERCELLI – Sono diciotto gli arrestati nel blitz delle forze dell’ordine nella casa di cura “La Consolata” a Vercelli, che ospita disabili adulti psichiatrici e anziani malati di Alzheimer. Gli arrestati sono accusati di maltrattamenti ma anche di reati più gravi. Gli episodi contestati sarebbero decine.

La casa di cura era già nota alle cronache perchè faceva parte della catena di cliniche aperte nel Nord Italia da Mamma Ebe, all’anagrafe Gigliola Ebe Giorgini, oggi 83enne e fondatrice dell’ “Ordine di Gesù Misercordioso” (una catena di “case di cura” con 15 sedi), “santona” protagonista delle cronache della prima metà degli anni ’80, condannata nel 2008 a sette anni per esercizio abusivo della professione medica e per truffa ai danni dei suoi pazienti, ai quali prometteva la guarigione dietro congruo compenso.

Nel 2010 Mamma Ebe è stata nuovamente arrestata assieme al marito: l’accusa era, di nuovo, di essere a capo di un’associazione per delinquere “finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica e alla truffa aggravata”.

Secondo le prime indiscrezioni il blitz sarebbe scattato in seguito a segnalazioni precise sulle condizioni in cui venivano tenuti gli ospiti. Alle richieste dei familiari delle vittime di avere chiarimenti circa le lesioni riscontrate sui corpi dei propri cari lì ricoverati, il personale dell’istituto si giustificava, ogni volta, sostenendo che gli ospiti si erano infortunati a causa delle precarie condizioni fisiche, derivanti da problematiche motorie o da malattie psichiatriche.

Più nello specifico sono state eseguite undici custodie cautelari in carcere e sette arresti domiciliari. Dodici le vittime accertate. Otto persone sono state arrestate all’interno della casa di cura durante l’orario di “lavoro” mentre gli altri dieci sono stati fermati presso le loro abitazioni. Tutti sono chiamati in causa perché, nella loro qualità di medici, infermieri od operatori sanitari, avrebbero maltrattato pesantemente ospiti della struttura affetti da patologie invalidanti.

Gli episodi contestati, che si quantificano in più di 300, sono in particolare: schiaffoni, a volte inferti anche con oggetti come manici di scopa e chiavi, ma anche strattoni, prese per i capelli, pugni, spintoni, umiliazioni e vessazioni, veri e propri “lanci” sulle sedie o a terra, piuttosto che sul letto di degenza; o ancora, pazienti legati o costretti a giacere per terra e sentirsi calpestare.

Tutti gli episodi, la cui visione ha comportato, per gli operatori turni di lavoro spossanti e continuativi, sono stati accertati grazie alle riprese ottenute dalle telecamere nascoste.


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