Blitz quotidiano
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Vercelli, condannato per maltrattamenti a disabili, si impicca

VERCELLI – Condannato per maltrattamento ai pazienti disabili della casa di cura in cui lavorava, si è impiccato. “Sono stato dipinto come un mostro, ma non sono così”, aveva detto ad un amico poche ore prima di uccidersi l’educatore polacco, 52 anni, coinvolto nell’inchiesta per i maltrattamenti nei confronti di anziani e disabili della casa di cura La Consolata di Borgo D’Ale, in provincia di Vercelli.

Lo scorso 8 settembre l’uomo, che aveva scelto il rito abbreviato, era stato condannato a 4 anni e 6 mesi, tra le pene più severe inflitte agli imputati al processo.

Lo scorso febbraio diciotto persone sono state arrestate in un blitz delle forze dell’ordine nella casa di cura La Consolata, che ospita disabili psichiatrici adulti e anziani malati di Alzheimer. Gli arrestati sono accusati di maltrattamenti ma anche di reati più gravi. Gli episodi contestati sarebbero decine.

La casa di cura era già nota alle cronache perché faceva parte della catena di cliniche aperte nel Nord Italia da Mamma Ebe, all’anagrafe Gigliola Ebe Giorgini, 83 anni, fondatrice dell’Ordine di Gesù Misercordioso (una catena di case di cura con 15 sedi), protagonista delle cronache della prima metà degli anni ’80, condannata nel 2008 a sette anni per esercizio abusivo della professione medica e per truffa ai danni dei suoi pazienti, ai quali prometteva la guarigione dietro congruo compenso.