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Papa Francesco, via Crucis blindata: Terrorismo profana Dio

ROMA – Il terrorismo profana Dio e la coscienza dell’Europa è anestetizzata rispetto al flusso di profughi e migranti che muoiono nel Mediterraneo, diventato un “insaziabile cimitero”. A dirlo è Papa Francesco la sera del venerdì santo in occasione della Via Crucis blindata per le strade di Roma, dal Colosseo fino a Città del Vaticano.

Una lunga preghiera quella recitata dal pontefice, quasi un grido e a tratti durissima. Ancora oggi, dice il Papa, vediamo la Croce di Cristo, simbolo allo stesso tempo “dell’amore divino e dell’ingiustizia umana”, “segno dell’obbedienza ed emblema del tradimento”, “patibolo della persecuzione e vessillo della vittoria”. E la vediamo nelle vittime del terrorismo, che “profana il nome di Dio”, nei profughi che fuggono dalle guerre e magari concludono il loro cammino nell'”insaziabile cimitero” del Mediterraneo e dell’Egeo, nell’azione dei venditori di armi, che “danno ai loro figli da mangiare il pane insanguinato”, dei corrotti, così come di chi distrugge la “casa comune” del creato.

Un evento cui non sono volute mancare migliaia e migliaia di persone, tra imponenti misure di sicurezza, e a cui hanno partecipato anche gli ex reali del Belgio, Alberto II e Paola, che hanno salutato il Papa a pochissimi giorni dai tragici attentati di Bruxelles. A portare la croce, nelle 14 stazioni accompagnate dalle meditazioni del cardinale di Perugia Gualtiero Bassetti sul tema “Dio è misericordia”, oltre al cardinale vicario Agostino Vallini, anche persone di varie nazionalità, tra cui cinesi, russi, siriani, centrafricani. Ma è stata l’incalzante preghiera di Francesco, dal titolo “O Croce di Cristo!”, a segnare anche a futura memoria questa Via Crucis del 2016, la quarta del suo pontificato. Ancora oggi la Croce la “vediamo eretta nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati con le spade barbariche e con il silenzio vigliacco”, ha detto il Papa. La vediamo “nei fondamentalismi e nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze”.

E anche “nei perseguitati per la loro fede che nella sofferenza continuano a dare testimonianza autentica a Gesù e al Vangelo”. La vediamo quindi “nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate”. La vediamo “nel nostro Mediterraneo e nel mar Egeo divenuti un insaziabile cimitero, immagine della nostra coscienza insensibile e narcotizzata”. L’atto d’accusa del Pontefice ha indicato la Croce anche “nei potenti e nei venditori di armi che alimentano la fornace delle guerre con il sangue innocente dei fratelli”, oltre a dare “ai loro figli da mangiare il pane insanguinato”. La vediamo poi “nei ladroni e nei corrotti che invece di salvaguardare il bene comune e l’etica si vendono nel misero mercato dell’immoralità”.

E inoltre “nei distruttori della nostra ‘casa comune’ che con egoismo rovinano il futuro delle prossime generazioni”. Non manca, nella lista di drammi e ingiustizie, la piaga dei preti , i “ministri infedeli che invece di spogliarsi delle proprie vane ambizioni spogliano perfino gli innocenti della propria dignità”. Ma la Croce la vediamo anche “in coloro che vogliono toglierla dai luoghi pubblici ed escluderla dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato”; “nei traditori che per 30 denari consegnano alla morte chiunque” e “negli stolti che costruiscono depositi per conservare tesori che periscono, lasciando Lazzaro morire di fame alle loro porte”; “negli anziani abbandonati dai propri famigliari, nei disabili e nei bambini denutriti e scartati dalla nostra egoista e ipocrita società”. Ma per contrasto il Papa ha citato l’esempio delle “persone buone e giuste che fanno il bene senza cercare gli applausi”, dei preti “fedeli e umili” che si consumano per “illuminare la vita degli ultimi”, delle suore e dei consacrati “buoni samaritani”, dei volontari “che soccorrono generosamente i bisognosi e i percossi”, delle famiglie. Di chi, infine, lavora ogni giorno “per rendere il mondo un posto migliore, più umano e più giusto”. Perché la Croce è soprattutto simbolo di salvezza, e “l’alba del sole è più forte dell’oscurità della notte”.

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