Cronaca Italia

Viareggio: Moretti, prescrizione vicina. “Ci rinunci. Dimissioni”, contro “Sentenza populista”

Viareggio: Moretti diventa un caso. "Dimissioni", contro "sentenza populista"

Viareggio: Moretti diventa un caso. “Dimissioni”, contro “sentenza populista”

ROMA – Viareggio: Moretti diventa un caso. “Dimissioni”, contro “sentenza populista”. La condanna di Mauro Moretti nel processo di primo grado per le responsabilità nel disastro ferroviario di Viareggio del 2009 che provocò la morte di 30 persone, è diventata un caso.

“Moretti si dimetta da Finmeccanica”. I familiari delle vittime chiedono la testa dell’ex ad di Fs e attualmente alla guida di Leonardo-Finmeccanica, prontamente confermato dal cda: “E’ moralmente inaccettabile che dopo una condanna di primo grado Mauro Moretti sia ancora a guidare un’azienda di Stato. Ne chiediamo le dimissioni e che sia tolto a Moretti il titolo di Cavaliere del Lavoro”. Di più, i familiari chiedono che gli imputati rinuncino alla prescrizione che incombe: “A fine febbraio si prescriveranno i reati di incendio colposo e lesioni colpose. E’ il nostro grande cruccio. Noi vogliamo solo la verità”, dichiara al Messaggero Marco Piagentini, che nel rogo ha perso la moglie e un figlio.

“Sentenza populista”. Dall’altra parte, forse solo più sommessamente, si ragiona sulla credibilità di una giustizia che sembra agire più sulla scorta di una reazione emotiva che sulla base di una corretta valutazione delle responsabilità. Non sono pochi a riflettere sulle dichiarazioni del difensore di Moretti, l’avvocato Armando D’Apote che ha commentato la sentenza spendendo l’aggettivo “populista”, insistendo su una condanna che strizzerebbe l’occhio più ai media che ai codici e al buon senso.

«Una sentenza incomprensibile», commentano senza troppi giri di parole i difensori di Mauro Moretti. All’epoca della strage era amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, mentre ora è alla guida di Leonardo-Finmeccanica, e per lui «è stata riesumata dai magistrati una carica che non ricopriva più dal 2006». Conclusione: è stato giudicato colpevole in primo grado nelle vesti di ex ad di Rfi, la società del gruppo che si occupa dell’infrastruttura ferroviaria, e assolto nel ruolo di manager di Fs e Ferrovie dello Stato. «L’esito del processo mi indigna e rimarco il frutto del populismo che trasuda dalla sentenza», afferma l’avvocato Armando D’Apote, legale di Moretti e delle Fs.

[…] Nei confronti dell’ex ad di Ferrovie i pm hanno formulato le accuse di disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali anche in relazione alla sua carica di amministratore delegato della controllata Rfi, posizione che – sottolineano i suoi legali – il manager ha lasciato tre anni prima della sciagura. Insomma, per il collegio difensivo si trattava di «un processo semplice», con tutti gli elementi a disposizione «per capire come siano andate davvero le cose, ma purtroppo e’ stato enfatizzato». (Claudia Guasco, Il Messaggero)

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