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Video senza veli, ricatto al prete: tre donne a processo

REGGIO EMILIA – Si finge fisioterapista per convincere un anziano sacerdote a farsi praticare un massaggio, nel frattempo due amiche lo filmano e poi le tre donne ricattano l’uomo: o paga 60mila euro o il video diventa pubblico. Ma il prete non cede al ricatto e denuncia tutto alla polizia.

I fatti risalgono all’agosto del 2012, ma da allora l’inchiesta ha avuto un percorso tortuoso, sottolinea Tiziano Soresina su La Gazzetta di Reggio, e così solo adesso si è arrivati al processo a Modena, e non a Reggio Emilia, dove i fatti sono avvenuti.

Per il procuratore capo Giorgio Grandinetti le tre donne hanno compiuto una tentata estorsione. Richieste estorsive fatte con ricatti telefonici da due egiziane di 55 e 37 anni, considerate le “registe” del video, e una albanese di 40 anni, che compare nel filmato.

Fu proprio il sacerdote a far scattare le indagini, denunciando in questura il ricatto ordito nei suoi confronti. Secondo la Diocesi al prete venne teso un inganno da una delle tre donne che, ricostruisce una nota dell’ufficio stampa,

“si era spacciata come una esperta terapeuta avendo frequentato corsi speciali, abilitanti in particolare a massaggi terapeutici nei confronti di persone colpite da dolori alla colonna vertebrale o da problemi di deambulazione. Dopo aver conquistato la fiducia del sacerdote lo hanno convinto ad accettare il trattamento. Impresa non difficile considerata la situazione personale di labilità psicologica e di problemi della memoria tali da non riuscire a ricordare con precisione la successione dei fatti”.

Ma le tre donne a loro volta si incolpano tra loro. In particolare l‘albanese sostiene che le due egiziane siano “le menti” dell’estorsione, a cui lei avrebbe partecipato solo per “ingenuità”. La maggiore delle due egiziane a sua volta accusa l‘albanese, mentre la terza donna, quella più giovane, nel frattempo è già tornata in Egitto.


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