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Vigili, Roma s’arrende: più multe più soldi, rispunta bonus

ROMA – Era stato uno degli attriti più conflittuali nell’era Marino: il salario accessorio dei 23mila dipendenti comunali. Oggi che sindacati e Comune si ritrovano di nuovo al tavolo delle trattative c’è voglia di seppellire l’ascia di guerra. Per cui, quello che il Ministero dell’Economia negava come diritto del lavoratore torna, in forma di bonus vari dalla finestra. Per esempio il bonus multe per i vigili urbani: secondo il Messaggero, stavolta amministrazione e sindacati si accorderanno per reintrodurlo. Non in base al numero delle contravvenzioni, ma sotto forma di premio di produttività quantificabile dal maggior gettito delle entrate comunali generato dalle multe.

Per i vigili ci sarà un ulteriore supplemento allo stipendio base perché sottoposti a pressione psicologica da parte di  un’utenza “critica”. Eufemismo per indicare il cittadino utente come un maleducato se non peggio fisiologico. Così come il cittadino utente agli sportelli: anche per il personale addetto stesso bonus pressione psicologica.

E il Comune sembra orientato a dire sì, inserendo il gettone nella nuova bozza che verrà presentata oggi ai confederali.Nel nuovo testo verrà anche quantificata con precisione l’entità dei bonus che con la riforma verrebbero ripristinati, nonostante fossero stati eliminati dalla giunta Marino perché bocciati dagli ispettori del Ministero dell’Economia nel 2014.Per le maestre delle scuole comunali, tornerebbe l’extra per i «rapporti con le famiglie», i colloqui con i genitori.

Per le educatrici, è previsto anche un premio per chi partecipa ai collegi tra insegnanti, un altro gettone ancora per il semplice fatto di avere orari d’entrata diversi (come avviene in tutte le scuole del mondo). Per gli impiegati è stato pensato un bonus per «l’elevato livello di stress relazionale». Un premio per risarcirli dalla fatica di stare «a contatto con il pubblico», data «l’oggettiva criticità» della relazione con gli utenti, senza dimenticare la «complessità e la non programmabilità delle risposte» che devono fornire di volta in volta. (Lorenzo De Cicco, Il Messaggero)