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Vincenzo Paduano chi è: buono, gentile, lavorava coi bambini

ROMA – Vincenzo Paduano e Sara Di Pietrantonio, così innamorati all’inizio e così distanti dopo. Si erano conosciuti due anni fa, facevano tutti e due gli animatori in un centro per bambini. Difficile immaginare che dietro un profilo del genere potesse celarsi un ragazzo capace di uccidere la sua ex ragazza bruciandola viva.

Maria Lombardi su Il Messaggero traccia un profilo del ragazzo:

Vincenzo che quand’era bambino lo sentiva correre per le scale, dal terzo fino al primo piano e poi giù in strada, e poi adesso lo vedeva uscire a tutte le ore per andare a lavoro, sempre bravo, gentile, premuroso. La nonna, l’altro zio, i cugini di primo e secondo grado, tutti vicini. Non vivono in un condominio, i Paduano, ma in una grande famiglia, nel palazzetto costruito dal nonno Vincenzo, morto a dicembre. Non abitano in un quartiere di periferia, ma in «una borgata», rivendicano i vicini, in via Comunanza 15 a Castelgiubileo, che è come un paesino, «siamo una comunità». E se muore il dirimpettaio si piange e si legge il nome listato a lutto sui manifesti ai muri. E se si sente in tv il nome del ragazzo che abita lì di fronte, proprio Vincenzo, ma sì il figlio di Marco e Olimpia, che bella famiglia, gente perbene e un dolore così, se si ascolta quel nome al telegiornale si scoppia in lacrime, «perché qui siamo tutti sconvolti». E le pene di una famiglia diventano quelle di tutta la strada, stretta e a senso unico, con i fiori dei piccoli giardini che piovono sull’asfalto.

Il lavoro di Vincenzo era precario, vigilante presso la Flash Capital Pool, con sede in via Savoia. Non portava la pistola, svolgeva mansioni di portierato e cambiava spesso assegnazione, qualche volta al San Camillo e all’Umberto I. L’altra sera era in via del Tintoretto 432 dove c’è un palazzo della Regione, lui doveva sorvegliare due società private che stanno agli ultimi piani del palazzo. Da lì si è mosso sabato notte con la sua auto, una Hyundai, per pedinare Sara e poi ucciderla. Vincenzo sperava in un’assunzione definitiva, poi finalmente avrebbe avuto la pistola. E ce l’avrebbe fatta, forse, «preciso, disponibile, portava anche i pacchi se serviva, si faceva voler bene da tutti», così ne parlano i colleghi.

Padre e madre impiegati, Olimpia si era da poco laureata in Giurisprudenza, una sorella più piccola che da qualche tempo non viveva più in via Comunanza, «bravissime persone», il nonno Vincenzo lo conoscono tutti qui. Era arrivato con il fratello 50 anni fa da Ariano Irpino, in provincia di Avellino, e aveva costruito gran parte delle casette di quella strada. Su facebook Vincenzo è Vince Mc Ojons, la pecora nera in mezzo al gregge bianco – questa la sua immagine di copertina – che posta vignette di pupazzetti gialli che uccidono a colpi di bastoni per selfie. Romantico, anche, con le parole di Renato Zero, «in fondo a questa vita talmente breve che non è un delitto se la offro a te…». A Sara, la donna che diceva d’amare, la vita l’ha tolta

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