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Vino Oltrepo Pavese, non era vero Pinot Grigio: 300 indagati

PAVIA – Vino dell’Oltrepo Pavese, sono quasi 300 gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Pavia a conclusione dell’inchiesta che ha coinvolto numerosi produttori e il vecchio Consiglio di Amministrazione della cantina sociale di Broni-Casteggio.

Dagli accertamenti condotti dagli inquirenti è emerso che sarebbe stato venduto un vino diverso da quello indicato sulle etichette: la contestazione riguarderebbe, in particolare, la vendita del Pinot Grigio. Indagati anche i produttori che hanno conferito le uve alla cantina sociale: secondo la Procura sarebbero stati a conoscenza del presunto meccanismo fraudolento. Le ipotesi di accusa vanno dalla frode in commercio alla truffa, sino all’associazione per delinquere.

Sul quotidiano la Provincia Pavese Maria Fiore spiega: 

Quasi trecento avvisi di garanzia e, per venti persone, anche l’accusa di associazione per delinquere. L’inchiesta sul vino che, nell’autunno di due anni fa, cominciò a far soffiare venti di tempesta sulla cantina di Broni-Casteggio gestita da “Terre d’Oltrepo”, torna a scuotere l’Oltrepo.

Ed è un terremoto, stavolta, che travolge non solo i vecchi amministratori della cantina – alcuni già indagati nei sequestri di luglio dello scorso anno – ma anche una parte degli 800 produttori e soci conferitori di uve. Per la procura sono più di 250 quelli che avrebbero avuto un ruolo nella presunta frode commerciale del vino venduto con etichette “bugiarde”, non corrispondenti alla reale qualità e provenienza del prodotto.

(…) Tra gli indagati c’è la stessa cantina Terre d’Oltrepo, azienda da 40 milioni di euro di fatturato l’anno, tirata in ballo per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Il quotidiano di Pavia fornisce alcuni nomi delle persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta. Si tratta dei

componenti del vecchio Consiglio di amministrazione (solo alcuni sono attualmente ancora nel cda): Livio Cagnoni, Antonio Mangiarotti, Pier Luigi Casella, Graziano Faravelli, Paolo Della Torre, Paolo Bassani, Sergio Chiesa, Fabio Marchesi, Marco Orlandi, Michele Campagnoli e Mario Pastore. Condividono la stessa accusa anche l’impiegata amministrativa Carla Germani (in casa sua, durante le perquisizioni, gli investigatori avevano trovato circa 250mila euro in contanti), cinque soci conferitori (Filippo Nevelli, Alessio Cagnoni, Riccardo Valsazina, Marco Figini, Gabriele Marchesi) due mediatori di uva e prodotti vinicoli (Danilo Dacarro e Alessandro Vezzoni) e anche un ex funzionario dell’Icqrf, l’Ispettorato della repressione frodi, in carica fino al 2009 e poi consulente della cantina, Piero Meregalli.

I reati dietro l’accusa di associazione per delinquere sono diversi, spiega sempre Fiore sulla Provincia Pavese:

la frode nel commercio di uve, mosti e vini, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la falsificazione di registri, la truffa aggravata per avere percepito indebitamente fondi pubblici e sovvenzioni per arricchimenti del vino. Per la procura ogni indagato avrebbe avuto, nella presunta frode, un ruolo diverso a seconda dell’incarico ricoperto.


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