Cronaca Italia

Virginia Raggi e i migranti “choosy” di Roma: Vogliamo le foto, Su 450 occupanti, solo 50 hanno accettato

Virginia Raggi e i migranti "choosy" di Roma: Vogliamo le foto, Su 450 occupanti, solo 50 hanno accettato

Virginia Raggi e i migranti “choosy” di Roma: Vogliamo le foto, Su 450 occupanti, solo 50 hanno accettato (foto Ansa)

ROMA – Virginia Raggi attacca i migranti “choosy” di Roma. Prima di trasferirsi dove propone il Comune, vogliono vedere le foto. Sono i “regolari” fra tutti i clandestini, 450, con i quali occupavano abusivamente da 4 anni un palazzo in piazza Indipendenza, nella indifferenza generale. Dall’altro lato della piazza c’è un giornale, il Corriere dello Sport, accanto la sede del Consiglio Superiore della Magistratura. C’era stato anche un decreto di sequestro del Tribunale nel 2015. Ma nessuno si era mosso. Intanto dicono che i legittimi propritari del palazzo, il fondo pensione di Banca Intesa, ci hanno rimesso esattamente 3,8 milioni di euro.

La situazione è imbarazzante per il Governo. Abbiamo già assistito alla figuraccia che ha fatto fare al ministro dell’Interno Marco Minniti il senatore Luigi Manconi. Dopo essergli andato a parlare, è uscito dall’ufficio del ministro annunciando il classico “contrordine compagni”: niente più occupazioni senza aver prima trovato un alloggio. Le difficoltà di ricollocare i “regolari” di Roma dimostrano quanto possa rivelarsi una fatica di Sisifo.

Inoltre in Italia ci sono varie occupazioni abusive di immobili, non solo da parte di immigrati più o meno clandestini.
Come ricorda Valentina Errante sul Messaggero,

“il panorama delle case e degli stabili abitati in modo abusivo riguarda anche edifici e aree in cui si sono insediati cittadini italiani, centri sociali, comunità nomadi. Le aree più calde, anche da un punto di vista numerico, sono censite dalle prefetture e riguardano le grandi città: Roma, Milano, Napoli (dove c’è soprattutto un problema legato a occupazioni dei rom), Torino, Bologna”.

Se gli sgomberi, già imitati da procedure complesse e contorte, fossero condizionati alla ricollocazione degli abusivi, non solo si bloccherebbe tutto ma diventerebbe un incentivo a nuove occupazioni.
Cosa deciderà davvero il ministro non è chiaro. Si aspetta martedì quando firmerà le nuove linee guida.

Le parole di Virginia Raggi alla Stampa di Torino sono state chiare:

“Il Comune ha compiuto il proprio dovere e offerto assistenza a tutti coloro che ne hanno diritto, 107 persone – bambini, madri, disabili, anziani non autosufficienti – alle quali i nostri operatori dei servizi sociali hanno garantito ogni tipo di aiuto, tutti i giorni, in strada e nella struttura. A oggi, oltre 50 persone sono state prese in carico nel nostro circuito di accoglienza, mentre altri hanno rifiutato le soluzioni offerte. Non c’è neanche un aspetto su cui siamo stati inadempienti”.

Sul Messaggero di Roma, Lorenzo De Cicco conferma:

“Finora la metà degli occupanti contattati dall’amministrazione ha rigettato la «soluzione abitativa» messa sul piatto dal Comune di Roma. Un centinaio di stranieri sui 187 a cui era stato offerto un alloggio o un posto letto ha detto no”.

Finora hanno accettato la sistemazione proposta una cinquantina di ex occupanti. Sono stati già trasferiti in alcune strutture tra Boccea, Torre Maura e Torre Gaia. Tutti con «fragilità» sociali, principalmente anziani e famiglie con minori. Altri 40 stranieri, nei piani del Comune, dovrebbero essere trasferiti in provincia di Rieti, a Gavignano Sabino, minuscola frazione del comune di Forano. Ma Il sindaco, Marco Cortella (del Pd) ha detto che non vuole più stranieri. Ce ne sono già troppi in rapporto alla popolazione. Hanno accettato il trasferimento nella Sabina solo 20 stranieri. Gli altri 20 hanno chiesto tempo. A scartare subito l’offerta comunale, invece, sono stati 80 rifugiati a cui era stata garantito un posto letto in un centro d’accoglienza straordinario. E lo stesso hanno fatto altri 20 migranti “con fragilità”.

Intanto il Comune di Roma ha fatto trapelare un progetto, finora in fase molto arretrata. Far lavorare alcuni richiedenti asilo ospitati nei centri d’accoglienza del Comune come volontari per conto dell’amministrazione. In attesa che le commissioni territoriali del Ministero decidano se concedere o no lo status di rifugiati. Verranno loro fornite una copertura assicurativa e tutti «gli strumenti e le attrezzature di protezione individuale necessarie per lo svolgimento delle attività di volontariato».

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