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Virus Zika, allarme in Veneto: primi casi vicino Treviso

Virus Zika, allarme in Veneto: primi casi vicino Treviso: sono una donna italo-venezuelana e una appena rientrata dal Messico.

TREVISO – Allarme virus Zika anche in Veneto: una cittadina italo-venezuelana è stata curata circa un mese fa in perché affetta dal virus che sta mettendo in subbuglio tutto il mondo, a partire dall’America Latina. Ricoverata a Treviso, la donna – fa sapere l’assessore alla sanità, Luca Coletto – è guarita dopo pochi giorni ed è stata dimessa.

“La sanità veneta – prosegue l’assessore – monitora da tempo la presenza del virus Zika, sia nelle zanzare che ne sono il vettore, sia negli umani. La situazione è quindi completamente sotto controllo e non c’è alcun motivo di allarme”. “Zika – specifica Coletto – è da tempo monitorato in tutte le persone che presentino stati febbrili compatibili con il virus, principalmente provenienti dall’estero, assieme agli altri virus tipici delle zone tropicali e subtropicali, come ad esempio la malaria, quello più preoccupante, e la febbre dengue”. “Non solo, ma questo virus – prosegue – fa parte di quelli ricercati nelle zanzare nell’ambito del sistema regionale di sorveglianza attivo da giugno a novembre, assieme al più noto West Nile. Se c’è lo troviamo e lo curiamo”.

Un altro caso sospetto sempre a Treviso è stato raccontato da Valentina Calzavara su La Tribuna di Treviso:

Arrivata in Italia dal Messico, la donna si è sentita poco bene e ora si trova ricoverata sotto osservazione all’ospedale di Treviso, debilitata da febbre alta, dolori articolari, eruzioni cutanee e congiuntivite. Immediatamente sottoposta ai pre-test sui virus endemici più comuni (Dengue e West Nile), la giovane è risultata negativa, per questo motivo l’equipe del reparto di Malattie Infettive dell’Usl 9 ha deciso di procedere con l’invio di un campione di sangue e urina al Centro di virologia e microbiologia dell’azienda ospedaliera-Università di Padova, polo di riferimento regionale per febbri e virus d’importazione.

 

Al momento l’infezione da virus Zika, sospettato di causare gravi patologie fetali come la microcefalia, è causata solo dalle zanzare Aedes presenti soprattutto in America Latina ed i casi registrati in Europa sono tutti ‘di importazione’, ovvero in persone che avevano viaggiato nelle zone colpite, ma con l’arrivo dell’Estate l’allerta salirà: ”Nel periodo estivo non si può infatti escludere la possibilità che si inneschi una catena di trasmissione ‘locale’, ovvero attraverso le zanzare naturalmente presenti sul nostro territorio”.

A mettere in guardia è il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Gianni Rezza, precisando che si tratta comunque di una ”probabilità bassa”. ”Il fatto che qualcuno torni in Italia dall’America Latina infettato dal virus – spiega Rezza – non è un problema ora che siamo in Inverno. In Estate però, con la stagione delle zanzare, il pericolo che si instauri una catena di trasmissione nel nostro territorio c’è: la persona infetta, venendo punta da una zanzare tigre locale, rende infatti quella zanzara ‘vettore’ del virus e, dunque, allarga la possibilità che altre persone si infettino”.

Una eventualità già verificatasi in Francia per la Chicungunya ed in Italia per la Dengue che, veicolate da zanzare non presenti sul territorio europeo, si sono diffuse localmente in Estate proprio a causa del ruolo delle zanzare ‘del luogo’. Ad ogni modo, aggiunge l’esperto, ”i controlli nei Paesi europei interessati hanno poi debellato tali infezioni e va detto che già dallo scorso anno il nostro ministero della Salute ha incluso il virus Zika nel monitoraggio previsto per le persone che rientrano da zone infette”.

Dunque, aggiunge Rezza, ”bando agli allarmismi: certamente non c’è il pericolo che il virus Zika arrivi nel nostro Paese da un giorno all’altro e va anche precisato che tale virus raramente porta complicanze serie ed è meno pericoloso dei virus della Dengue e della Chikungunya, veicolati dalle stese zanzare”. E’ però vero, avverte l’epidemiologo, che ”il problema sussiste per le donne in gravidanza e per il rischio che Zika possa determinare gravi patologie fetali come la microcefalia. La possibilità che donne gravide siano infettate e che il virus, qualora fosse confermato, risulti davvero la causa della microcefalia, innesca infatti un allarme globale per le conseguenze che un’epidemia di questo tipo porterebbe in termini, umani, sociali ed economici”.

Da qui, l’avvertenza di Usa e Gran Bretagna, oltre che del Centro europeo per il controllo delle malattie, alle donne incinte, di non recarsi nei paesi colpiti dai focolai di Zika: ”Consigliare alle donne in gravidanza di non viaggiare nei paesi colpiti – conclude Rezza – è semplicemente un’indicazione di buon senso”.

FOTO ANSA.

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