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Yacht De Laurentiis, svolta indagini? Blitz pm e periti

NAPOLI – Non si è ancora conclusa l’inchiesta sullo yacht di Aurelio De Laurentiis andato a fuoco a largo di Posillipo, nel Golfo di Napoli. Era il 15 settembre scorso quando l’Angra, questo il nome della barca, fu avvolta dalle fiamme improvvise, divampate da sotto coperta. Con Aurelio De Laurentiis a bordo c’erano la moglie Jacqueline, il figlio Luigi con la compagna Brooke e la loro figlioletta Isabelle di 4 anni, il nipote del patron del Napoli John, figlio di 7 anni di Valentina De Laurentiis, due amici di famiglia e quattro marinai. Per loro tanto spavento, ma fortunatamente furono tratti tutti in salvo.

L’imbarcazione, un 32 metri costruito in legno nei cantieri delle costruzioni navali Tigullio di Lavagna (Genova) che conta cinque cabine, non è andato completamente distrutto nell’incendio. Questo ha consentito alla Procura di recuperare il relitto e porlo sotto sequestro. Martedì 15 marzo un sopralluogo dei pm coi periti potrebbe aver portato alla luce nuovi dettagli.

Ne parla Leandro Del Gaudio sul quotidiano Il Mattino

Ieri, una possibile svolta nelle indagini che, almeno per il momento battono una pista colposa. Eppure la Procura ha deciso di andare a fondo: a cominciare da un sopralluogo nei locali dei Cantieri del Mediterraneo, dove qualche giorno fa sono stati assegnati degli incarichi di perizia per rispondere a una serie di quesiti. Da un lato, sul caso dell’incendio della motonave «Angra», formalmente intestata alla Filmauro, sono in corso indagini della Guardia di Finanza, coordinate da uno specialista sul piano investigativo, vale a dire il colonnello Cesare Forte, in forza al primo gruppo delle fiamme gialle: dall’altro – e non è un fatto secondario – il fascicolo sull’incendio dello yacht vedono De Laurentiis e la società di assicurazione nel ruolo di parte offesa, tanto da consentire ai due soggetti di prendere parte agli accertamenti e di nominare i propri legali.

In sintesi, la Procura chiede di «verificare le cause dell’incendio dello scorso 15 settembre, sulla motonave Angra»; «se l’incendio è stato provocato da un guasto e/o dal malfunzionamento del motore o dell’impianto elettrico»; «se i sistemi di rilevazione, di allarme e di spegnimento dell’incendio riportati, nella documentazione allegata al contratto di assicurazione (in corso di validità al momento dell’incendio), fossero realmente installati sulla nave»; e «se le manovre di spegnimento dell’incendio, da parte del personale di bordo, siano state tempestive e adeguate nell’occorso».  Cosa è stato fatto per arginare le fiamme, a bordo di una barca ormeggiata nella rada partenopea? E cosa ha scatenato l’incendio? Il caso resta aperto.

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