Blitz quotidiano
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Yara Gambirasio, Bossetti carico: Oggi parlo, non vedo l’ora

BERGAMO – Massimo Bossetti nel giorno della verità. Lui davanti ai giudici a raccontare la sua verità. Ovvero che nonostante il dna, la fama di “conta balle” tra i suoi colleghi, le ricerche web sulle tredicenni, non è stato lui a uccidere Yara Gambirasio.  “Carico” e “determinato” stando almeno a quanto dice uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni che nei giorni scorsi l’ha visitato in carcere.

Prima dell’interrogatorio di Bossetti deporranno due nuovi consulenti informatici della difesa dopo che i precedenti avevano rinunciato al mandato. Poi prenderà la parola il muratore di Mapello, in carcere dal 14 giugno 2014 con l’accusa di aver ucciso la ragazza.

La curiosità è tutta su che cosa avrà da dire. Da quel 14 giugno, quell’arresto rocambolesco nel cantiere dove lavorava, Bossetti si è sempre ostinatamente dichiarato innocente. Ma la sua linea difensiva è sempre stata sgretolata, almeno a livello indiziario, dagli inquirenti. Le parole più usate da Bossetti in questi 18 mesi sono state “non so” e “non ricordo”. Non ricorda, per esempio, dove fosse il giorno dell’omicidio. Prima ha provato a dire che poteva essere passato davanti alla palestra dove Yara è stata uccisa perché è la strada che fa per tornare dal lavoro. Bugia conclamata e sbugiardata dagli investigatori perché quel giorno lui al lavoro non c’è andato. Allora Bossetti ha provato a spiegare che quella è la strada che fa anche per andare dal commercialista. Ma il muratore non ricorda. Ha detto anche alla moglie Marita Comi, che pure in cella in una conversazione intercettata, lo ha a lungo incalzato sul tema.

Non sa, invece, perché ci sia il dna sui vestiti della povera Yara. E il dna, anche se il caso di Bossetti è più complesso (un tipo di dna corrisponde, l’altro no) di solito non mente. Dopo l’ultima udienza, decisamente sfavorevole al muratore (è spuntata anche una testimone che ha detto sotto giuramento di averlo visto vicino alla palestra di Yara) oggi è in un certo senso la giornata decisiva. Per condannarlo serve la certezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Oggi per far nascere almeno qualche dubbio in chi lo giudica i “non so” e “non ricordo” non basteranno.

 

 

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