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Russia. Mandato di arresto per omicidio per Khodorkovski

Mikhail Khodorkovski

Mikhail Khodorkovski

RUSSIA, MOSCA – Mikhail Khodorkovski in Russia è ufficialmente ricercato per omicidio. Contro l’ex magnate russo fondatore della Yukos, che due anni fa è stato scarcerato dopo aver scontato 10 anni in cella di una condanna per evasione fiscale e che da allora vive in esilio all’estero, la giustizia moscovita ha emesso mercoledi un mandato di cattura internazionale.

L’accusa è il presunto coinvolgimento dell’ex petroliere, che molti osservatori considerano un perseguitato in quanto nemico politico dichiarato di Putin, come mandante dell’omicidio di un sindaco negli anni Novanta. Il Comitato investigativo, che già una quindicina di giorni fa lo aveva convocato per interrogarlo, nel notificare il mandato di cattura ha anche diramato una nota in cui si ordina il dispiegamento di “ogni mezzo legale” per catturare l’uomo, accusato di “gravi crimini”: “Non importa dove si nasconda, se in Russia, all’estero o perfino in Antartide”, vi si legge.

Maria Logan, una portavoce dell’ex petroliere, che divide il suo esilio fra la Svizzera e la Gran Bretagna, ha detto che lui ha per ora scelto come residenza Londra e che non intende costituirsi. Nel 2003 l’ex magnate fu arrestato e poi processato due volte con una condanna complessiva a 14 anni (poi ridotta a 11) per frode, evasione fiscale, riciclaggio e appropriazione indebita.

Molti videro nell’arresto e condanna del fondatore di Yukos nel 2003 la vendetta di Putin per la sua decisione di scendere in campo e sfidarlo alle elezioni presidenziali. La Yukos, formata negli anni delle privatizzazioni dell’era Ieltsin, che allora era la più grande compagnia petrolifera privata russa quando il suo patron era l’uomo più ricco di Russia, fu quindi smantellata e venduta a imprese di stato.

Poi arrivò il “perdono”, accordato da Putin nel dicembre 2013, meno di un anno prima della scadenza della pena, come gesto di “buona volontà” in vista delle Olimpiadi Invernali di Sochi del 2014. Secondo il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, allora Putin non era a conoscenza del presunto coinvolgimento dell’ex magnate nell’omicidio del sindaco.

Nonostante l’esilio, Khodorkovski continua a sostenere e a finanziare, anche con la sua fondazione Russia Aperta, l’opposizione anti-Putin e i media indipendenti e ha anche recentemente criticato l’annessione della Crimea e il coinvolgimento di Mosca in Ucraina. E ora la sua situazione giudiziaria in patria si è aggravata in modo esponenziale: accusato di essere il mandante dell’uccisione di Vladimir Petukhov, che nel 1998 era sindaco della città siberiana di Nefteyugansk, sede del quartier generale della Yukos.

Delitto per il quale era già stato condannato all’ergastolo l’ex capo del servizio di sicurezza del colosso petrolifero, Alexiei Pigiughin. “Stando agli elementi a disposizione del Comitato investigativo, l’uomo che ha ordinato quell’omicidio e altri crimini particolarmente gravi, potrebbe essere l’allora capo di Yukos, Mihkail Khodorkovski”, dichiarò il portavoce dell’organo giudiziario l’8 dicembre scorso. Sempre secondo gli investigatori, il sindaco Pigiughin sarebbe stato assassinato perché avrebbe chiesto alla Yukos la restituzione di tasse non pagate.

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