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Cina. Sesso, corruzione e un disertore scuotono Pechino

Non è ancora chiaro se la richiesta di estradizione "per crimini finaziari" sia stata reiterata al Segretario di Stato americano John Kerry nella sua recente visita a Pechino: fatto sta che la spy-story sulla defezione di Ling Wancheng è un intreccio di sesso, corruzione e colpi di scena che mette alla prova i legami Cina-Usa e scuote i palazzi del potere di Pechino a poche settimane dalla delicata e strategica quarta sessione del 12/mo Congresso nazionale del Popolo.

Ling Wancheng

Ling Wancheng

CINA, PECHINO – Non è ancora chiaro se la richiesta di estradizione “per crimini finaziari” sia stata reiterata al Segretario di Stato americano John Kerry nella sua recente visita a Pechino: fatto sta che la spy-story sulla defezione di Ling Wancheng è un intreccio di sesso, corruzione e colpi di scena che mette alla prova i legami Cina-Usa e scuote i palazzi del potere di Pechino a poche settimane dalla delicata e strategica quarta sessione del 12/mo Congresso nazionale del Popolo.

Di più, il New York Times ha scritto a chiare lettere che Ling, promotore forse di una richiesta d’asilo negli Usa, “potrebbe risultare tra i disertori più dannosi della Repubblica Rpolare Cinese”. L’uomo, ex giornalista di 56 anni diventato poi un uomo d’affari in California, è il fratello più giovane di Ling Jihua, 58 anni, capo di gabinetto e delfino dell’ex presidente Hu Jintao, a un passo dall’ingresso nel Politburo. La caduta di Ling Wancheng ha origine il 18 marzo 2012, con lo schianto contro un muro di una Ferrari nera, disintegrata, dalle cui lamiere furono recuperati, moribondi o già deceduti il figlio ventitreenne Ling Gu e due ragazze, semi o del tutto nudi.

Alcune foto finirono su Weibo, microblogging cinese, e su un giornale: vennero ritirate e nei giorni successivi si scoprì l’identità della vittima illustre. Partì il dibattito su cosa stessero facendo (anche se non i dubbi erano pochi) e, soprattutto, salirono i toni contro gli eccessi dei “rampolli viziati” della nomenclatura. A novembre, il South China Morning Post riferì il disperato tentativo di insabbiare la vicenda da parte di Ling Jihua, con la discesa in campo del potentissimo Jiang Jiemin, che tentò di comprare il silenzio delle famiglie delle due ragazze di origine tibetana con i soldi di China National Petroleum Corporation, di cui è stato capo incontrastato.

Come “polizza sulla vita”, Ling Jihua, sapendo di essere a rischio, copiò circa 2.700 documenti interni riservatissimi da una sezione speciale del Partito Comunista che guidò fino al 2012 col compito di classificare i documenti, rigirandoli al fratello in California, che rischiò la vita dopo che alcuni agenti cinesi tentarono di riportarlo in patria.

Una circostanza che lo spinse a cominciare a “collaborare” con interrogatori con Fbi, Cia e agenzie di intelligence varie. Le indiscrezioni dei media Usa hanno parlato di informazioni “di altissimo livello”: ci sarebbero dati preziosi sulla struttura di comando, regole e procedure dell’utilizzo di armi nucleari, indicazioni sulla sicurezza dei leader a Zhongnanhai, un quartiere blindato, e uomini in posti vitali su scala internazionale per esercitare pressione o influenza fin nelle partite finanziarie.

Secondo il magazine dissidente di Hong Kong Chenming, Hu Jintao fu colpito da infarto in un meeting sul “caso Ling” e fu ricoverato d’urgenza in ospedale. La sua ultima apparizione in pubblico è di maggio 2015. L’attuale presidente Xi Jinping decise di procedere nel repulisti: a luglio dello scorso anno la stampa ufficiale rese pubblico l’arresto di Ling Jihua per corruzione, relazioni sessuali illecite e “per aver rivelato segreti di Stato”.

Un team d’intelligence cinese, secondo il Chenming, ebbe l’incarico di limitare i danni: come risultato, 72 funzionari su 85 di 19 uffici guidati da Ling Jihua sono stati sostituiti e almeno altri 55 sono stati imprigionati nell’autunno del 2015.