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Gb. Bombardier perde quota e taglia 7 mila posti lavoro

GB, LONDRA - Il colosso canadese costruttore di aerei e treni Bombardier perde quota - zavorrata dagli oltre 5 miliardi di dollari di 'rosso' del 2015 - e annuncia il taglio di 7000 posti di lavoro nei suoi stabilimenti in giro per il mondo.

GB, LONDRA – Il colosso canadese costruttore di aerei e treni Bombardier perde quota – zavorrata dagli oltre 5 miliardi di dollari di ‘rosso’ del 2015 – e annuncia il taglio di 7000 posti di lavoro nei suoi stabilimenti in giro per il mondo.

Una decisione destinata ad avere fra l’altro un impatto pesante in Gran Bretagna, dove il gruppo prevede oltre 1000 esuberi nelle fabbriche di aerei in Irlanda del Nord e altri 300 circa nell’impianto della divisione trasporti (treni e tram) di Derby, in Inghilterra.

I tagli occupazionali, fa sapere l’azienda, sono legati alle perdite, pari a 5,3 miliardi di dollari, fatte registrare nel 2015 e all’andamento dei ricavi (18,2 miliardi), inferiori del 10% in confronto al 2014. Sono stati tuttavia contenuti rispetto ai piani iniziali grazie al previsto incremento della produzione di jet della serie C e alla dichiarazione d’intenti appena firmata con Air Canada per un contratto da 3,8 miliardi di dollari di fornitura di 75 aerei di linea CS300 a medio raggio.

In generale gli ultimi mesi sono stati comunque difficili, a causa del calo complessivo degli ordinativi, specialmente per la divisione aerospazio: strategica per la holding di Montreal, divenuta negli ultimi decenni quarto produttore al mondo sul fronte dei jet passeggeri e addirittura terzo se si sommano velivoli di tutti i tipi. “Ci dispiace profondamente per l’impatto sulla forza lavoro e sulle famiglie, ma e’ cruciale dimensionare il nostro business alla realta’ del mercato”, si legge in una nota diffusa dai vertici aziendali dal Canada.

“Continueremo a valutare – vi si aggiunge – ogni opportunita’ per ridurre i nostri costi, migliorare la nostra competitivita’ e accrescere la nostra redditivita'”. Le reazioni britanniche non si sono fatte del resto attendere. In particolare in Irlanda del Nord, dove Bombardier rappresenta – con oltre 5000 dipendenti – la principale realta’ manifatturiera superstite. E dove ora pianifica di mettere fuori almeno 580 lavoratori quest’anno e altri 500 entro il 2017, suddivisi fra la fabbrica aeronautica di Belfast e altri 3 stabilimenti vicini.

Proprio l’impianto di Belfast, rilevato dai canadesi dalla storica Shorts nel 1989, e’ una sorta di bastione industriale della zona: una zona in cui gli investimenti del gruppo di Montreal sono stati sovvenzionati con sgravi e sostegni di vario genere negli anni dai governi di Londra e da quelli regionali. La first minister locale, Arlene Foster, e il suo vice, Martin McGuinness, hanno definito mercoledi in una dichiarazione congiunta la decisione di Bombardier “devastante per i lavoratori della maggiore manifattura dell’Irlanda del Nord e le loro famiglie”.

Ma prendono atto delle spiegazioni dell’impresa secondo cui si tratta del “risultato d’inesorabili fattori economici globali”. E soprattutto dell’impegno a “proteggere il futuro a lungo termine” delle sue attivita’ sull’isola.