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Amore tra rifugiato e volontaria a Lesbo. Ma Papa li divide

LESBO – Abdul-Majid ha 15 anni e viene dalla Siria: 5 anni fa ha assistito inerme alla distruzione della sua splendida casa, ridotta a un cumulo di macerie dai bombardamenti. La sua Giulietta si chiama Andrea, ha 19 anni, ed è una volontaria spagnola di Barcellona, che ha lasciato il suo lavoro come cameriera per aiutare a tempo pieno i rifugiati approdati sull’assolata isola greca di Lesbo, dopo aver rischiato la vita su piccoli gommoni per poter raggiungere l’Europa dalla Turchia.

Qui, in un sovraffollato campo profughi tra cumuli di spazzatura e topi, è sbocciato il loro amore. Ma a separarli è intervenuto Papa Francesco: la famiglia di Abdul-Majid è infatti una delle tre fortunate famiglie che il pontefice si è offerto di portare con sé in Vaticano al termine della sua breve visita a Lesbo.

Mentre il resto dei suoi familiari erano felicissimi di sapere che erano stati scelti per iniziare una nuova vita in Italia e che sarebbero volati verso Roma con il jet privato del Pontefice, il giovane cuore di Abdul-Majid si è spezzato.

 

I due giovani avevano creato un legame speciale che ha aiutato uno di loro nella lotta quotidiana per iniziare una nuova vita in Europa. Abdul-Majid era innamorato, e la compassionevole Andrea ha passato ore a disegnare con lui, cercando di imparare la danza araba e aiutarlo a sistemarsi in un ambiente ostile.

La madre Suhila, ha detto al MailOnline: “Abdul-Majid è triste perché ha stretto un’amicizia speciale con una volontaria che stava lavorando al campo di Lesbo, una giovane donna spagnola di 19 anni. Quando ha scoperto che stava lasciando (il campo della Grecia) piangevano entrambi”. I due si sono scambiati i berretti da baseball in segno di devozione e da allo Abdel-Majid ancora non vuole più toglierlo.

Raggiunta dal Daily Mail, Andrea Montrera Diaz, ha raccontato: “Dalla prima volta che l’ho visto, ho capito che era speciale. Noi non parliamo la stessa lingua, ma abbiamo comunicato con i nostri occhi e i sorrisi. Non riesco a spiegarlo, in fondo abbiamo trascorso insieme solo due settimane, ma abbiamo un legame molto forte”. I due ragazzi hanno trascorso insieme tutti i giorni per 24 ore e avevano anche una speciale stretta di mano in tre tempi.

Forse una notizia deludente per Abdul-Majid ma Andrea ha rivelato al MailOnline di avere già un fidanzato di 23 anni, di nome Erik Hernandez, e di vedere il suo giovane corteggiatore più come un “fratellino”.

Nonostante la nuova vita a Roma, Abdul-Majid, non l’ha dimenticata. In realtà sono ancora in contatto, si mandano messaggi con i rispettivi cellulari. “Ci scambiamo sms. Lei mi ha chiesto come sta andando, se ho bisogno di un traduttore. Le ho risposto che sto frequentando la scuola per imparare l’italiano. Se potessi inviare un messaggio ad Andrea parlando dei miei sentimenti le scriverei “Mi manchi”. Il padre ha scherzato:”Intendeva dire “ti amo””.

La famiglia di Abdul-Majid quando ha fatto la rischiosa traversata dalla Turchia alla Grecia ha vissuto cinque ore di terrore a causa della rottura di un motore. Vivevano in una grande casa nel deserto, nella città di Deir Ezzor, un’oasi sul fiume Eufrate, circondato dal vasto deserto siriano.

Il padre, Ramy, era insegnante di storia, guidava una moto e la sorridente madre di Abdul-Majid era sempre presente per accogliere i suoi figli. Ma la vita è rapidamente cambiata: prima con manifestazioni anti-governative, poi gli scontri, i bombardamenti e, infine, l’arrivo di “Daesh”, il nome arabo dispregiativo dell’ISIS.

Costretta a vivere sotto la legge della Sharia, la madre di Abdul-Majid, Suhila, ha dovuto coprire il volto. Il padre temeva gli spietati combattenti stranieri che schiacciavano gli abitanti del posto. Suhila ha detto al MailOnline: “Prima della guerra avevamo una vita meravigliosa. Una grande casa con giardino. Ora è stato tutto distrutto dai bombardamenti”.

Infine non potendo più sopportare la situazione, Ramy ha venduto i loro oggetti di valore per poter pagare ai contrabbandieri la somma di 25.000 euro e arrivare in piena sicurezza in Europa. Ma le condizioni di vita, quando sono arrivati a Lesbo, non erano meno dure.

Suhila ha continuato:”La vita in Grecia è stata molto difficile. Il campo era mal messo, c’erano topi e serpenti. Il cibo non era molto buono. Ed era un lungo cammino da qualsiasi luogo. Era una camminata di 45 minuti per andare in città. Ma la gente era gentile. Erano tutti volontari”.

Tra questi volontari c’era Andrea, che ha stretto subito amicizia – ricambiata – con il quindicenne. Abdul-Majeed aveva messo la sua musica e mostrato ai volontari le danze arabe. Hanno trascorso ore insieme, ridendo e disegnando.

Ricordando la mattina in cui la famiglia ha ricevuto la notizia del viaggio a Roma, Andrea trattiene le lacrime.”Quando sono arrivata al campo quella mattina, un’altra volontaria, Eliza, ha detto che Majeed mi stava cercando. Appena mi ha visto ha detto in inglese stentato “andare in Italia”.

“Entrambi abbiamo pianto e pianto e pianto. Avrei dovuto iniziare il mio turno distribuendo abiti agli altri rifugiati, ma non ho potuto, volevo vedere la sua famiglia.
Quando hanno visto che stavo piangendo, la madre Suheila ha asciugato le mie lacrime e il padre mi ha stretto le spalle dicendo:”Non piangere, ci vedremo di nuovo”.
In attesa di una riunione, Andrea ha in programma di visitare la famiglia una volta iniziata la loro nuova vita in Italia.

Andrea, che ha un ragazzo di 23 anni, afferma che comunicare non era un problema.
“Anche se non parlo l’arabo, lui non parla spagnolo e entrambi parliamo molto male l’inglese, eravamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda. Per la famiglia si tratta di un nuovo futuro e sono contenta, ma sono molto triste per non aver potuto trascorrere più tempo insieme a loro”.

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