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Sud Sudan guerra civile: recuperati e messi in salvo 30 italiani

ROMA – Sud Sudan guerra civile: recuperati e messi in salvo 30 italiani. I primi italiani lasciano Juba. A meno di 48 ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco che dovrebbe aver messo fine al bagno di sangue in Sud Sudan, sono iniziate le prime operazioni di evacuazione degli stranieri. Nelle stesse ore gli Stati Uniti hanno inviato nel Paese africano un contingente supplementare di 40 marines per proteggere la propria sede diplomatica.

Intanto sono 272, tra cui 33 civili, i morti nei sanguinosi scontri tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e quelle del primo vicepresidente Riek Machar (ex capo dei ribelli) che oggi hanno lasciato la capitale “perché non vogliamo la guerra”.

Ma la partenza del leader d’opposizione potrebbe anche indicare, secondo osservatori, che la lotta fra i due rivali non è ancora finita, e sancire di fatto un fallimento nei progressi raggiunti finora nel processo di pace. E non si escludono nuovi episodi di violenza in aree remote del Paese.

“Questa mattina (13 luglio) – ha reso noto la Farnesina – un aereo dell’aeronautica italiana è decollato dalla capitale del Sud Sudan per recuperare 30 italiani”. “Saranno ospitati nella base militare italiana di Gibuti per poi ripartire per le rispettive destinazioni”, ha aggiunto la Farnesina precisando che “a bordo dell’aereo c’erano anche cittadini dell’Unione europea che hanno chiesto supporto”.

Lasciano il tormentato Paese africano anche i tedeschi, i giapponesi e gli ugandesi, questi ultimi su ordine del presidente Museveni. Nelle prossime ore toccherà agli indiani e agli americani. “Stiamo facilitando una partenza ordinata” dei nostri connazionali fa sapere l’ambasciata Usa nel Paese. Il cessate il fuoco sembra reggere. Nella capitale la calma è precaria, ma già si intravedono i primi segnali di una crisi epocale.

“La situazione umanitaria a Juba si sta deteriorando, con cadaveri per le strade, negozi saccheggiati e mercati chiusi”, ha denunciato Save The Children, mentre Medici senza Frontiere (Msf) ha annunciato che sta rispondendo ai bisogni sanitari della popolazione con attività di cliniche mobili. Le Nazioni Unite hanno definito il bilancio di 272 morti solo “la punta di un iceberg” e hanno riferito che gli sfollati sono attualmente 42 mila, di cui 7mila hanno cercato rifugio nelle strutture dell’organizzazione internazionale. Il segretario generale Ban Ki-moon ha chiesto al Consiglio di Sicurezza Onu di imporre un “immediato embargo sulle armi in Sud Sudan” e di adottare “ulteriori sanzioni mirate”.