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Pena morte. Cresce fronte del no, ma esecuzioni in aumento

ROMA – Il fronte abolizionista sulla pena di morte continua a rafforzarsi, confermando la tendenza degli ultimi 15 anni. Allo stesso tempo, tuttavia, sono aumentate le esecuzioni, con la Cina che si conferma al primo posto: 2.400 soltanto l’anno scorso, quasi il 60% del totale.

E’ quanto emerge dal rapporto 2016 di Nessuno Tocchi Caino, presentato mercoledi a Roma. Nel 2015 e nei primi sei mesi del 2016 altri 6 Paesi si aggiungono agli abolizionisti, per legge o nella pratica: Costa d’Avorio, Figi, Mongolia, Nauru, Suriname e Zimbabwe. Altri 43 Paesi hanno fatto ulteriori passi verso l’abolizione o la moratoria di fatto.

Ad oggi, i Paesi mantenitori sono 38, rispetto ai 54 nel 2005. Allo stesso tempo, però, aumenta il numero dei Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali (25 nel 2015, rispetto ai 22 del 2014) e sono aumentate anche le esecuzioni (almeno 4.040 nel 2015, a fronte delle almeno 3.576 del 2014). Ciò è dovuto in particolare al significativo aumento delle esecuzioni in Iran, Pakistan e Arabia Saudita, e alla loro ripresa in Ciad e Oman dopo anni di moratoria di fatto.