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Cristiani. Il gruppo religioso più perseguitato nel mondo

ROMA – Sono i cristiani il gruppo religioso maggiormente perseguitato nel mondo. Una tendenza che si conferma di anno in anno, con un netto peggioramento specie nell’area mediorientale, dove a causa dell’offensiva dell’Isis le già ridotte comunità cristiane rischiano di scomparire del tutto.

Tra i tanti dati e studi che segnalano questa emergenza, spiccano quelli del Pew research Center di Washington secondo cui i cristiani sono discriminati o perseguitati in 102 Paesi su 198, sia dai governi, che a livello sociale, definizione che include anche le persecuzioni poste in essere dai gruppi fondamentalisti in 71 Paesi.

All’analisi di questa persecuzione crescente affiancata dal racconto delle storie più drammatiche e significative che la caratterizzano è dedicato il volume “Perseguiteranno anche voi. La testimonianza cristiana nel mondo”, di Marta Petrosillo, presentato lunedi a Montecitorio da Paola Binetti, Alfredo Mantovano, presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre, e da mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della conferenza episcopale pachistana, e padre Rebwar Basa, religioso iracheno della diocesi di Erbil, che hanno fornito testimonianze della situazione nei loro Paesi, due tra quelli in cui la persecuzione contro i cristiani è più violenta.

Mons. Coutts ha ricordato i noti casi di Shahbaz Bhatti, ministro cristiano per le minoranze ucciso dai fondamentalisti, e di Asia Bibi, ma ha messo in luce anche tutte le piccole e grandi persecuzioni che ogni giorno vengono messe in atto contro i cristiani giustificate sulla base di una interpretazione fortemente restrittiva della legge sulla blasfemia. Ne conseguono discriminazioni sul lavoro, rapimenti, conversioni forzate.

“L’islam fanatico – ha anche denunciato mons. Coutts – è sorto negli ultimi 15 anni sotto l’influsso dell’islam wahhabita dell’Arabia Saudita”. Drammatica anche la testimonianza di padre Rebwar Basa, che pur nella difficoltà di reperire dati certi ha fatto sapere che dal 2003, anno in cui è iniziata la nuova ondata di forte persecuzione nel Paese, il numero dei cristiani è calato da un milione a circa 300 mila.

“Le chiese sono state tutte distrutte – ha detto – trasformate nel migliore dei casi in moschee, se non in carceri, caserme o persino buttate giù per farne parcheggi. I vescovi sono stati in gran parte uccisi e gettati nella spazzatura, stesso destino per molti preti, i cristiani continuamente rapiti, derubati, privati dei loro averi e poi anch’essi in gran numero uccisi”.

Per questo padre Basa ha spiegato che si dovrebbe riconoscere in tutti i consessi internazionali la persecuzione contro i cristiani come genocidio: “In Iraq sono una minoranza con una propria lingua, religione e cultura e tutto questo ora viene cancellato. Che cos’è questo se non genocidio?”. Proprio del riconoscimento del genocidio dei cristiani ha parlato Mantovano facendo sapere che un gruppo trasversale di senatori al Senato e un gruppo altrettanto trasversale di deputati alla Camera lavorano per presentare una mozione in tal senso.

“Fare in modo che una spinta verso il riconoscimento di questo genocidio venga anche dal Parlamento italiano che aiuterà a mantenere alta l’attenzione su un’emergenza che viene alla ribalta solo quando ci sono terribili eventi come la strage di Garissa o l’attentato al parco di Lahore”.