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Caccia alle streghe in India: donne costrette a mangiare escrementi e sepolte vive

Caccia alle streghe in India: donne costrette a mangiare escrementi e sepolte vive

MILANO – Una donna uccisa ogni due giorni: non è il dato dei femminicidi italiani, ma quello della caccia alle streghe in India, il Paese tanto ammirato dagli adepti dell’Occidentali’s Karma.

Donne accoltellate, bruciate o sepolte vive con l’accusa di aver fatto il malocchio a qualcuno o a qualcosa, portando raccolti scarsi, inquinando i pozzi d’acqua o facendo ammalare qualcuno. Quando non si sa spiegare qualcosa con i fatti, si ricorre al soprannaturale. E in molti villaggi dell’India, in particolare occidentale, questo si traduce con la parola Daayani. 

Così vengono indicate le streghe, che guarda caso sono per lo più donne sole, spesso anziane, magari con appezzamenti di terra o casette che fanno gola a qualcuno, come spiega il giornalista e scrittore Carlo Pizzati sulla Stampa.

Se la leggenda delle Daayani ha le proprie radici in tempi lontani, ancora oggi trova un notevole seguito, tanto che dal 2001 sono state assassinate oltre 2.290 persone con l’accusa di stregoneria. E questo stando ai soli dati ufficiali.

In India, in particolare nello Stato settentrionale dellAssam, le moglie subiscono un trattamento simile a quello del peggior islam: devono chiedere il permesso ai mariti anche prima di parlare, oltre a poter essere ripudiate con una facilità che non richiede alcun ricorso ad avvocati e tribunali.

Ci sono casi di donne obbligate a confessare da accusatori che fanno loro mangiare escrementi, le picchiano e le stuprano. Per poi bruciarle o seppellirle vive, ancora urlanti di disperazione. C’è il caso di tre assassini che hanno preso zia e cugina e le hanno buttate in un pozzo contaminato da insetti con l’accusa che quegli insetti fossero stati portati proprio dai loro sortilegi.

 

Nello Stato dell’Assam ci sono molti templi dedicati ai vari dèi della religione indù, ma mancano strutture mediche. Chi sta male si affida a stregoni e guaritori, gli Ojha. Si va da loro per trovare una cura, e quando questi non la sanno trovare danno la colpa al soprannaturale, che viene personificato da una strega.

La donna, anello debole della catena, diventa il capro espiatorio preferito. Soprattutto da parte dei suoi stessi parenti, che non esitano ad additarla come strega con qualche scusa per mirare ai suoi miseri possedimenti, che una volta che la padrona non c’è più passano ai parenti-assassini, oppure vengono comprati dalla mafia dell’immobiliare. L’India del Nirvana è anche questo.

 

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