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Afghanistan. Onu, 11 mila vittime civili in 2015, record

Il numero delle vittime civili del conflitto in Afghanistan è stato lo scorso anno il più alto mai registrato ufficialmente: 11.002. E' quanto emerge dal Rapporto Annuale 2015 dell'Onu sulla Protezione dei civili nei conflitti armati.

USA, NEW YORK – Il numero delle vittime civili del conflitto in Afghanistan è stato lo scorso anno il più alto mai registrato ufficialmente: 11.002. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale 2015 dell’Onu sulla Protezione dei civili nei conflitti armati.

Il documento, preparato dalla Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) in collaborazione con l’Ufficio per i Diritti umani dell’Onu, mostra che l’aumento dei combattimenti terrestri dentro o intorno ai centri abitati, insieme all’azione dei kamikaze e ad altri attacchi nelle principali città, sono state nel 2015 le cause principali delle vittime e dei feriti collegati al conflitto.

Nei 12 mesi del 2015, afferma il Rapporto, “è stato possibile documentare il numero delle vittime, di cui 3.545 morti e 7.457 feriti, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. Si tratta inoltre del più alto numero di vittime civili nel conflitto afghano da quando nel 2009 l’Unama ha cominciato a contarle.

“Constatando questo incremento – ha commentato il responsabile dell’Unama, Nicholas Haysom – dobbiamo ripetere che il danneggiamento di civili è totalmente inaccettabile. E dobbiamo rivolgere un pressante appello a coloro che infliggono queste sofferenze al popolo afghano ad adottare misure concrete per proteggere la popolazione civile e a mettere un punto finale in questo 2016 alle uccisioni e alle menomazioni dei civili”.

Per quanto riguarda le responsabilità delle vittime, il Rapporto rileva che il 62% di esse va a “elementi anti-governativi” (ma con -10% rispetto all’anno precedente), il 17% alle differenti forze filo-governative,  in aumento rispetto al passato,  mentre un altro 17% riguarda vittime di cui non è stato possibile attribuire la responsabilità. Il restante 4%, infine, è dovuto allo scoppio di residui bellici.