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Amnesty: “Macelleria umana nelle carceri siriane”

Amnesty: "Macelleria umana nelle carceri siriane"

DAMASCO – Detenuti impiccati di notte, una o due volte alla settimana, in gruppi di cinquanta. E se erano troppo magri per venire uccisi dal loro stesso peso, venivano tirati fino a che non morivano. E’ la “campagna segreta e mostruosa, autorizzata ai massimi livelli del governo siriano” denunciata in un rapporto da Amnesty International.

Una campagna portata avanti all’interno della prigione di Saydnaya, cittadina cattolica a nord di Damasco, dove, secondo l’organizzazione per i diritti umani, non meno di 13mila detenuti sono stati impiccati dell’arco di soli cinque anni, dall’inizio della rivolta e poi del conflitto civile nel 2011 fino al dicembre del 2015.

Secondo il rapporto, basato su interviste a 31 ex carcerati e a oltre 50 funzionari, le esecuzioni sono state autorizzate tra gli altri da stretti collaboratori del presidente Bashar el Assad. In passato le autorità siriane hanno respinto le accuse di avere compiuto esecuzioni di massa, ma l’organizzazione scrive che nel carcere di Saydnaya, chiamato “il mattatoio” dai detenuti, gruppi di 20-50 persone venivano impiccate una o due volte alla settimana, dopo processi-farsa che duravano pochi minuti.

Secondo Lynn Maalouf, vice direttore per la ricerca nell’ufficio regionale di Amnesty a Beirut, lo scopo era quello di “stroncare ogni forma di dissenso”. I dati si fermano al 2015, ma secondo Amnesty non c’è ragione di ritenere che la soppressione di detenuti non sia continuata.

In un altro rapporto, pubblicato lo scorso anno, l’organizzazione per i diritti umani affermava che dal 2011 altri 17.000 prigionieri erano morti a causa delle torture, dei maltrattamenti e delle privazioni.

I BOMBARDAMENTI – Intanto, nonostante il cessate il fuoco sponsorizzato da Russia e Turchia in vigore dal 30 dicembre, i civili continuano ad essere vittime di bombardamenti, in particolare nelle aree controllate dall’Isis e dai qaedisti del Fronte Fatah al Sham, che sono esclusi dalla tregua.

L’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) riferisce di 26 uccisi, tra i quali almeno una decina appunto civili, in ripetuti raid aerei nei pressi della città nord-occidentale di Idlib, dove miliziani di Fatah al Sham sono presenti insieme a formazioni di insorti.

La televisione panaraba Al Jazeera, su posizioni anti-Assad, ha affermato che a compiere gli attacchi sono stati aerei di Mosca, principale sostenitore con l’Iran del governo siriano. Ma la Russia ha smentito, parlando di “smaccate menzogne” e affermando che dall’inizio del 2017 “i jet delle forze aerospaziali russe non hanno effettuato raid su quest’area”.

Nelle ultime settimane diversi raid aerei o di droni che alcuni hanno addebitato agli Stati Uniti sono stati segnalati in questa regione contro centri di comando e alti responsabili qaedisti. Per la prima volta, intanto, Assad ha parlato delle possibili politiche americane riguardo alla Siria dopo l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, definendo “incoraggianti” le dichiarazioni del presidente Usa sulla “priorità di combattere il terrorismo”.

Il ‘rais’, che parlava con alcuni inviati di media belgi a Damasco, si è soffermato in particolare su una nuova possibile stagione di cooperazione tra Stati Uniti e Russia, dicendosi convinto che essa “sarà positiva per il resto del mondo, compresa la Siria”.

Quanto alla possibile partecipazione di Paesi europei alla ricostruzione della Siria del dopo-conflitto, Assad si è detto contrario, accusandoli di avere “sostenuto i terroristi nel Paese dall’inizio” appoggiando diversi gruppi, compresi quelli cosiddetti “moderati”, ma ha anche i qaedisti e l’Isis. “Non si può distruggere e ricostruire allo stesso tempo”, ha aggiunto il presidente siriano.

 

 

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