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Andy Grove, Intel: il profugo ebreo che anticipò Gates, Jobs

ROMA – Andy Grove (Intel): il profugo ungherese che anticipò Gates. Andy Grove, il fondatore di Intel, è morto all’età di 79 anni. Grove era arrivato negli Stati Uniti dopo la fuga dall’Europa alle prese con i postumi della guerra. E’ stato uno dei fondatori di Santa Clara, dove ha sede la Intel. Grove ha giocato un ruolo centrale nello sviluppo di Intel da start up negli anni 1960 a maggiore produttore al mondo di semiconduttori.

Uno dei suoi maggiori meriti è stato quello di imporre in tutto il mondo il nome di un produttore di componenti come Intel, divenuto chiave per la diffusione dei personal computer. Grove è inoltre l’ autore del libro Only the Paranoid Survive che spiega come prevedere e superare una crisi d’azienda. E’ stato mentore dei grandi nomi della tecnologia, inclusi Larry Ellison, Steve Jobs e Mark Zuckerberg. Bill Gates di Microsoft lo ha salutato come il “maggiore business leader XX secolo”, Tim Cook di Apple quale “gigante della tecnologia”.

Soprattutto, Andy Grove, che ha cambiato nome due volte prima di accasarsi e lavorare nel mondo libero, è uno degli esempi più luminosi della capacità attrattiva dei migliori cervelli da parte di un’America terra di immigrazione e di opportunità, oculata e previdente nel combinare accoglienza e selezione degli arrivi. Nato Andras Grof nel 1936, come ebreo ungherese venne al mondo dalla parte sbagliata della storia: nel ’44, l’invasione tedesca consiglia alla madre il cambio di nome del figlio nel meno rischioso slavo Andras Malesevics.

Quando i comunisti arrivarono un anno dopo ritorno al primo nome. Ma il comunismo ungherese di stretta importazione sovietica cominciò ben presto a nausearlo: la rivista Fortune ricorda il nitido ricordo della delusione nello scoprire che l’enorme giubilo delle manifestazioni di piazza per la festa dei lavoratori il Primo maggio non era che un’illusione, l’eco di canti e slogan promanava dagli altoparlanti, le vie deserte di Budapest quale mesto controcanto. Era il 1950. Sei anni dopo, la primavera ungherese che provocò la violenta reazione russa aprì per un momento una breccia verso l’Austria, quando la cortina non era ancora fusa nel ferro che l’avrebbe sigillata per un trentennio.

Un anno dopo è già in America con la madre: sacrifici, lavoro duro e cottimo per lei, borse di studio e riconoscimento della sua vivace intelligenza per lui. Adesso si chiama Andrew Grove. A suo modo è un rivoluzionario, di certo ha una visione. Ne approfitterà per mettere a frutto i suoi talenti. L’America gliene sarà eternamente grata: è per uomini come Grove, raccolti con umanitarismo raziocinante dalla pattumiera della storia, che deve il suo primato tecnologico sul resto del mondo.