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Fbi sblocca iPhone San Bernardino. Apple beffata chiede…

WASHINGTON – La Fbi ha trovato il modo di sbloccare l’iPhone utilizzato da Syed Rizwan Farook, l’attentatore di San Bernardino, e non ha quindi più bisogno della Apple per accedervi. Di conseguenza il dipartimento della Giustizia ha deciso di ritirare la causa legale che aveva intentato per indurre la società di Cupertino a collaborare, anche in nome della sicurezza nazionale.

La disputa però potrebbe non essere finita qui, perché la Apple aveva messo ben in chiaro che, se i federali fossero riusciti ad ‘aprire’ il dispositivo, ebbene loro alla Apple avrebbero chiesto di conoscere il metodo utilizzato. Il braccio di ferro dura da settimane e vede le due parti contrapposte ognuna nel tentativo di far valere le proprie priorità: il governo degli Stati Uniti ritenendo che le informazioni contenute nel telefonino siano indispensabili per l’inchiesta sull’attacco di San Bernardino, da più parti considerato il primo attacco ispirato dall’Isis sul suolo americano.

Dall’altra la Apple è determinata a non acconsentire a quella che può trasformarsi in una ‘intrusione’ da cui non si torna indietro, cedendo così sui principi di privacy e di difesa degli utenti che è cavallo di battaglia della società di Tim Cook. Una guerra di principi in sostanza, da cui però – almeno in questa battaglia – il governo federale e la Fbi sembrano uscire vincitori. Anche perché il sistema del colosso di Cupertino non sembra così inviolabile nonostante quello quanto sostengono i dirigenti della Apple.

“Il governo è riuscito ad accedere con successo ai dati contenuti dell’iPhone di Farook per questo non ha più bisogno dell’assistenza di Apple”, ha comunicato il dipartimento di Giustizia. “Dal punto di vista legale non e’ detto che la battaglia sia finita”, spiega al New York Times Esha Bhandari, avvocato della American Civil Liberties Union (Aclu), sottolineando che il governo potrebbe rifiutare di condividere le scoperte con la Apple, decidendo che l’informazione è ‘top secret’. .


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