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Apple, programmatori obiettori contro Fbi: “Ci licenziamo”

ROMA – Gli ingegneri Apple che hanno realizzato il sistema operativo iOS degli iPhone minacciano di dimettersi in massa se costretti dal Governo a mettere a punto  il “GovtOs”, ovvero un sistema operativo aperto e trasparente per le ispezioni dell’Fbi. Una specie di obiezione di coscienza ai diktat governativi lanciati dopo la richiesta negata di sbloccare il telefono del killer di San Bernardino.

Il confronto tra i vertici di Apple e Fbi sembrava andare nella direzione di un compromesso (quello auspicato anche da Obama che conscio delle ragioni della società produttrice chiedeva solo qualche concessione in nome della sicurezza nazionale). Fbi si è rivolta invece a un tribunale che gli ha dato ragione facendo precipitare la trattativa e costringendo gli ingegneri a decisioni radicali. Del resto, segnala Marc Rotenberg, executive director dell’Electronic Privacy Information Center al New York Times, chiedere “una cosa del genere a un ingegnere informatico sarebbe come chiedere a un medico di somministrare un veleno”.

Tim Cook: “Cook, offeso da Fbi, diritto a privacy è fondamentale”. “Sono offeso. Molto offeso” dalle accuse dell’Fbi, che ritiene che Apple stia mentendo sulle buone intenzioni della società nell’ambito della disputa per lo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino. Lo afferma Tim Cook in un’intervista a Time. “Abbiamo avuto un lungo dibattito al nostro interno, è stata una decisione elaborata. Non ero io in una stanza a decidere”, mette in evidenza Cook, ricostruendo come Cupertino è arrivata alla decisione ferrea di opporsi alla richiesta dell’Fbi.

Il caso per Apple era chiuso a febbraio. Poi, però, è arrivata la mossa a sorpresa dell’Fbi, che ha chiesto e ottenuto il via libera della corte allo sblocco. “Se io lavoro con qualcuno su un tema per mesi, se stabilisco un rapporto e un giorno decido di fargli causa, io da ragazzo di campagna alla fine alzo il telefono e gli dico di faccio causa”, mette in evidenza Cook, precisando come l’azione dell’Fbi sia stata inaspettata.

“Quando penso alle libertà civili, penso ai principi alla base di questo Paese. Alle libertà che sono nel Primo Emendamento, ma anche al fondamentale diritto alla privacy”, aggiunge Cook, riferendosi alle informazioni contenute negli smartphone. Le informazioni sanitarie, quelle finanziarie, ma anche segreti di lavoro. All’Fbi che dipinge lo scontro come una scelta fra privacy e sicurezza, Cook replica: “E’ semplicistico e scorretto. Riteniamo che il governo debba premere per un maggiore criptaggio. E’ una grande cosa”.