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Arkansas, giudice blocca esecuzione di sette condannati a morte

Arkansas, giudice blocca esecuzione di sei condannati a morte

Gli otto condannati a morte in Arkansas la cui esecuzione doveva avvenire nei prossimi giorni (ansa)

WASHINGTON – Un giudice dell’Arkansas ha emesso un ordine che ferma temporaneamente l’utilizzo di un farmaco usato per le iniezioni letali nelle esecuzioni della pena capitale, in particolare nel caso di sette uomini per i quali l’esecuzione era stata fissata come imminente, dopo che una azienda farmaceutica ha lamentato che il farmaco utilizzato per le iniezioni letali non era stato venduto a quello scopo.

E’ stato infatti il ricorso di una casa farmaceutica a fermare la corsa alla pena del governatore dello Stato del Sud degli Usa, Asa Hutchinson che aveva programmato di mettere a morte sette persone entro la fine del mese.

L’Arkansas non esegue p**e capitali dal 2005, soprattutto a causa del difficile accesso ai farmaci utilizzati. La decisione del giudice Wendell Griffen arriva in seguito alle proteste di quattro case farmaceutiche, che avevano espresso preoccupazioni per le modalità con cui il dipartimento carcerario aveva ottenuto il bromuro, sostenendo di essere state tenute all’oscuro, al momento della vendita, sull’uso reale a cui era destinato.

In particolare, la McKesson Corporation, distributore della Pfizer, è andata in tribunale denunciando il fatto che lo Stato avesse mentito sull’utilizzo. Il sistema carcerario statale “non ha mai reso pubbliche le modalità d’uso di questi prodotti”, ha scritto un avvocato della compagnia in una lettera ottenuta dal New York Times. “Al contrario – si legge – l’acquisto è partito da un account legato alla licenza di un dottore, che faceva implicitamente pensare che i farmaci fossero destinati a scopi medici”.

Nonostante in genere le Big Pharma siano contrarie a legare i propri prodotti alla pena di morte, raramente si è vista una rottura simile tra le compagnie e uno Stato. L’ordine del giudice di bloccare l’uso del farmaco, coincide anche con un’altra decisione, questa volta da parte della Corte suprema statale, di fermare l’esecuzione di uno dei condannati con problemi mentali, poiché incapace di comprendere la punizione impartita.

 

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