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Attacco all’ambasciata di Israele in Giordania: 17enne ucciso, ferito un israeliano

Attacco all'ambasciata di Israele in Giordania: 17enne ucciso, ferito un israeliano

Attacco all’ambasciata di Israele in Giordania: 17enne ucciso, ferito un israeliano

TEL AVIV – Attacco con coltello all’ambasciata di Israele ad Amman, in Giordania: l’assalitore è stato ucciso dopo che aveva accoltellato un cittadino israeliano. Il quotidiano giordano AlGhad, citando fonti della sicurezza parla di un 17enne giordano che ha accoltellato al petto l’israeliano. Secondo altre fonti sarebbe invece un agente della sicurezza. Il ragazzo è morto dopo essere stato raggiunto da due proiettili alle spalle.

Dopo tre giorni di scontri a Gerusalemme est e in Cisgiordania per la Spianata delle Moschee, Israele mette nel mirino le organizzazioni islamiche, in particolare Hamas, ritenendole le principali fomentatrici delle violenze. In un blitz notturno l’esercito israeliano ha arrestato numerosi alti esponenti di Hamas in Cisgiordania, fra cui un ex ministro, un parlamentare e cinque miliziani liberati anni fa nel contesto di uno scambio di prigionieri.

La reazione di Hamas è stata di sfida aperta: “Questa massiccia campagna di arresti – ha tuonato Abdel Rahman Shedid – è la dimostrazione migliore che le forze di occupazione stanno perdendo il controllo della situazione”.

Mentre la Turchia cerca di mobilitare l’opinione pubblica islamica sulla questione della Spianata, Israele sta sondando il terreno con Paesi arabi moderati, fra cui Egitto e appunto Giordania, nel tentativo di escogitare una soluzione che da un lato consenta di rimuovere i metal detector, ma dall’altro garantisca che al suo interno non vengano più trafugate armi.

Dall’estero si moltiplicano gli appelli alla calma. Fra tutti spicca quello del Papa, che oggi ha lanciato un’invocazione “alla moderazione e al dialogo” e ha pregato “affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”.

Nonostante la fiammata in serata dell’attentato in Giordania, il volume delle proteste è andato comunque declinando. Incidenti sporadici sono stati segnalati in alcune località cisgiordane ma il numero dei feriti è calato in maniera sensibile. Da Gaza un razzo è stato sparato verso Israele, ma è esploso in volo.

Sotto pressione di Israele è anche il Movimento islamico in Israele dello sceicco Raed Sallah, già fuori legge. La sensazione dei servizi di sicurezza israeliani è che – con l’aiuto discreto di Qatar e Turchia e con il sostegno aperto dell’influente sceicco Yusuf al-Qardawi – Hamas e il Movimento Islamico cerchino di garantirsi il controllo esclusivo della Spianata delle Moschee, avendovi eroso l’ascendente della Giordania e dell’Anp. Pur minacciato di espulsione, lo sceicco Sallah non ha abbassato i toni: “Anche se Israele rimuoverà i metal detector – ha avvertito oggi – la campagna per al-Aqsa non si fermerà”.

L’obiettivo, ha aggiunto, è la fine della “occupazione israeliana di Gerusalemme”. Dalla sua città Um el-Fahem, nel nord di Israele, provenivano i tre attentatori che il 14 luglio hanno destabilizzato la situazione uccidendo con armi da fuoco due agenti ai bordi della Spianata, per essere poi abbattuti a pochi passi dalla moschea al Aqsa. Si è trattato, ammettono i servizi israeliani, di un attentato di impatto strategico.

Il governo israeliano cerca ora di circoscrivere l’onda d’urto di quell’episodio, senza rinunciare a garantire la sicurezza nell’esplosiva Spianata delle Moschee. La scorsa notte, alla Porta dei Leoni della Città Vecchia, sono anche state installate telecamere di sorveglianza. E il ministro degli Interni Arye Deri, un ebreo ortodosso, ha fatto presente che dai metal detector passano anche gli israeliani. Anche fra di loro, ha detto, potrebbero annidarsi pericolosi attentatori, che vanno neutralizzati per tempo. Netanyahu si trova in una situazione non facile, privo inoltre di sostegni che in passato si erano rivelati utili: quello della diplomazia Usa, ora piuttosto abulica, e quello dell’Anp.

Intanto in Israele prevale un clima di cordoglio. Migliaia di persone hanno seguito nel cimitero di Modi’in, a est di Tel Aviv, i feretri dei tre israeliani – un padre di 70 anni e due figli di 46 e 35 anni – assassinati da un giovane palestinese nell’insediamento di Halamish, in Cisgiordania. L’uomo ucciso lascia cinque orfani. La casa dell’attentatore – un sostenitore di Hamas che è stato arrestato – sarà rasa al suolo “il più presto possibile”, ha promesso Netanyahu.

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