Blitz quotidiano
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Attentato a Dacca, un ostaggio ucciso per errore dalla polizia

DAKHA – C’è anche una vittima di ‘fuoco amico’ nella strage di Dacca, costata la vita a 20 civili, di cui nove italiani. Uno degli ostaggi, un pizzaiolo bengalese, è stato ucciso per errore dalle forze speciali durante il blitz che ha annientato il commando jihadista. Sul fronte delle indagini, la polizia ha allungato la lista dei sospettati ed ha arrestato i familiari di due terroristi.

A quattro giorni dall’assalto di un gruppo jihadista all‘Holey Artisan Bakery, le forze dell’ordine hanno riferito che interrogheranno altri sospettati, oltre a quelli ancora in custodia. E sono stati eseguiti nuovi fermi: il padre ed il fratello di Shafiqul Islam Uzzal ed i genitori di Khairul Islam alias Badhan, due dei membri del commando rimasti uccisi dai militari. In detenzione, insieme all’unico miliziano sopravvissuto, rimangono anche due degli ostaggi scampati al massacro.

Gli occhi sono puntati soprattutto su Hasnal Karim, docente universitario che ha spiegato di trovarsi al ristorante per festeggiare il compleanno della figlia. L’uomo, che ha studiato e vissuto a Londra per più di dieci anni, ha insegnato nella più importante università privata bengalese, la North South University di Dacca, dove avrebbe studiato uno dei terroristi uccisi.

Soffriva di depressione dopo aver perso il lavoro in Bangladesh, perché sospettato di fiancheggiare uno dei gruppi locali della galassia fondamentalista. A destare sospetti, inoltre, c’è un foglio di carta con il suo indirizzo trovato nella tasca di un terrorista. E soprattutto, un filmato in cui pare che stia parlando con un membro del commando durante le fasi del sequestro.

Poi c’è il giovane Tahmid Hasib Khan, 22 anni, figlio di un importante uomo d’affari, che ha detto di trovarsi al ristorante con degli gli amici per celebrare l’Iftar, il pasto serale per interrompere il digiuno quotidiano del Ramadan. Se risultasse coinvolto, si rafforzerebbe la tesi delle autorità che si è trattato di terrorismo ‘per moda’, portato avanti da ragazzi ricchi senza un necessario legame con l’Isis, che invece ha rivendicato l’attentato.

Lo stesso ministro dell’Interno Asaduzzaman Khan ha ribadito che i responsabili facevano parte parte di diverse organizzazioni terroristiche locali e che i loro familiari ne hanno identificati cinque su sei. Tra loro c’era il figlio di un esponente di punta del partito della premier. “Ho sbagliato come padre, chiedo scusa a tutta la nazione”, ha detto oggi, invocando una caccia senza sosta a chi fornisce ai giovani bengalesi armi e soldi e li addestra.

Il sesto cadavere che non era stato ancora identificato appartiene quindi ad un ostaggio, scambiato per un terrorista nel caos dell’irruzione al ristorante. Un funzionario di polizia ha confermato che si tratta di Saiful Islam Chowkidar, pizzaiolo dell’Artisan di 40 anni. Ha lasciato la moglie, due figlie ed un altro bambino in arrivo.

Per la strage di Dacca, in cui sono rimasti uccisi anche 17 stranieri, il governo bengalese ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. Il ministro degli Esteri AH Mahmood Ali, incontrando i rappresentanti diplomatici stranieri, ha assicurato che il governo è impegnato a “sradicare il terrorismo dal Paese” e che le misure di sicurezza interne verranno rafforzate.

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  • Una foto delle 9 vittime italiane della strage di Dacca, da sinistra e dall'alto in basso: Cristian Rossi, Vincenzo D'Allestro, Maria Riboli; Nadia Benedetti, Simona Monti, Marco Tondat; Adele Puglisi, Claudio Cappello, Claudia D'Antona.
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