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Australia, giovani “schiavi” italiani: molti ricattati e…

ROMA – Il Corriere della Sera, in un’inchiesta a firma di Roberta Giaconi, rivela quello che veramente succede a chi va in Australia in cerca di fortuna. Sono 15 mila i giovani italiani si trovano nel Paese con un visto di “Vacanza Lavoro” rinnovabile dopo un anno, ma molti subiscono ricatti, abusi e perfino violenze sessuali.

Certamente non sospettavano minimamente di subire un tale trattamento i  tanti ragazzi stranieri emigrati tra questi anche molti ragazzi italiani, che lavorano nelle “farm”, le aziende agricole dell’entroterra, dove per tre lunghi mesi raccolgono patate, manghi, pomodori, uva, cipolle e altri ortaggi. Le condizioni di lavoro sono orribili: orari estenuanti, paghe misere, ricatti, vere e proprie truffe. La situazione confermata anche da Mariangela Stagnitti, presidente del Comitato italiani all’estero di Brisbane, che in un anno ha raccolto ben 250 segnalazioni.

“Quando mi chiedono cosa fare – racconta Stagnitti al Corriere – io consiglio loro di non accettare quelle condizioni, ma i ragazzi non lo fanno perché hanno paura di rimetterci. Tanti mi dicono che ormai sono abituati: anche in Italia, quando riuscivano a lavorare, lo facevano spesso in nero e sottopagati”.

Due ragazze lavoravano dalle sette di sera alle sei di mattina, anche quando pioveva o faceva freddo:

“Non potevano neanche andare in bagno, dovevano arrangiarsi sul posto. Un ragazzo, invece, era stato mandato sul tetto a pulire una grondaia piena di foglie. È scivolato ed è caduto giù, ferendosi gravemente. L’ospedale mi ha chiamata perché il datore di lavoro sosteneva che aveva fatto tutto di sua iniziativa”.

“Alcuni datori di lavoro pagano meno di quanto era stato pattuito e, se qualcuno protesta, minacciano di non firmare il documento per il rinnovo del visto. Altri invece fanno bonifici regolari per sembrare in regola, ma poi obbligano i ragazzi a restituire i soldi in contanti. E poi ci sono i giovani che accettano, semplicemente, di pagare in cambio di una firma sul documento”.