Baghdad pronta alla festa per la liberazione del giornalista che lanciò le scarpe contro Bush

Emiliano Condò

statua scarpaTutta Baghdad è pronta alla festa. Il 14 settembre, giorno della sua uscita di prigione, verrà accolto come un eroe.  Cosa non frequente per un giornalista ma Muntazer Al-Zaidi non è un reporter come tutti gli altri, è l’uomo che, durante l’ultima conferenza stampa di George W. Bush a Baghdad si tolse le scarpe e gliele scagliò contro.

Bush, nella circostanza, si dimostrò in forma e schivò i proiettili mentre Muntazer finì in prigione con una condanna a tre anni poi ridotta ad uno e quindi a dieci mesi. Il gesto, però, gli è valsa l’elezione a eroe del mondo arabo, emblema di chi considera gli Usa una tracotante potenza imperialista.

E Muntazer, una volta fuori dalla cella, è atteso da celebrazioni e ricchi premi. Spiega il direttore di Al Baghdadiya, la tv per cui lavora il “lanciatore di scarpe” dal 2005: «Un iracheno che vive a Rabat ha chiamato per offrirgli la figlia in sposa. Un saudita era disposto a pagare 10 milioni di dollari per le scarpe. Un altro marocchino ha offerto un cavallo con la sella d’oro. Dalla Palestina hanno chiamato molte famiglie, donne che volevano sposare Muntazer».

Una “Muntazer mania” dagli imprevedibili risvolti commerciali: In Egitto si vendono le magliette con la sua effigie, in Turchia è il protagonista di giochi per l’infanzia.

Un altro abitante dei territori occupati, Ahmed Jouda, ha venduto metà delle sue capre per pagare le spese del processo contro il giornalista e freme in attesa della scarcerazione: «Allora dissi che gli avremmo dato in sposa una delle nostre figlie. Siamo gente di parola. Se vuole, c’è una sposa palestinese rivestita d’oro che lo aspetta».

Intanto ad attenderlo ci sarà un gregge di pecore da immolare in segno di ringraziamento. E poi la festa, con tanto di tamburi e gruppi musicali. «Molte persone a Bagdad stanno preparando il banchetto di ringraziamento», carne di pecora arrostita nelle strade.

Una festa tutta popolare, senza nessuna complicità dello Stato, ma sentita dalla gente. Il governo, invece, vuole continuare a restarne fuori:  a gennaio,  l’esecutivo di Baghdad fece rimuovere una statua in suo onore, una scarpa dorata di oltre tre metri piazzata davanti all’orfanotrofio di Tikrit.

Una scelta, quella dell’orfanotrofio, non casuale ma fatta per ricordare le parole che il reporter rivolse a Bush lanciando i suoi stivali, parole che gli iracheni hanno fatto proprie e non dimenticheranno mai: «Questo è il tuo bacio d’addio, cane. Questo è per le vedove e per gli orfani iracheni».

10 settembre 2009 | 11:10   Letto 741 volte   


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