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Benazir Buttho, chi uccise la prima e unica donna premier del Pakistan?

Benazir Buttho, chi uccise la premier del Pakistan?

Benazir Buttho, chi uccise la premier del Pakistan?

KARACHI – Chi uccise Benazir Buttho? A dieci anni dalla sua morte, il tribunale antiterrorismo ha dichiarato latitante l’ex dittatore militare Pervez Musharraf nel processo per l’omicidio dell’ex prima ministra, uccisa nelle strade di Rawalpindi mentre teneva un comizio.

Il tribunale ha respinto le accuse contro cinque presunti militanti talebani accusati di essere coinvolti nell’omicidio della Bhutto, mentre due agenti di polizia sono stati dichiarati colpevoli di “manipolazione della scena del crimine”, gli unici dunque a essere condannati per il caso.

I resoconti definitivi sulla morte di Benazir Buttho affermano che un assassino le ha sparato al collo e poi si è fatto esplodere, uccidendo 24 persone. Ma gli osservatori hanno affermato che il verdetto, il primo emesso a dieci anni dall’omicidio, non ha fatto luce su chi, effettivamente, avesse pianificato l’assassinio.
E in un Paese in cui, per decenni, le teorie complottiste continuano ad aleggiare sulla miriade di omicidi di figure politiche, la morte di Benazir Buttho non fa eccezione, scrive The Express Tribune.

Queste le principali teorie su chi abbia ucciso l’ex primo ministro:

  • Il governo Musharraf ha accusato dell’assassinio l’allora capo dei talebani Baitullah Mehsud, che ha negato qualsiasi coinvolgimento. E’ stato ucciso in un attacco di droni americani nel 2009.
  • La Bhutto era una feroce avversaria degli estremisti islamici del Paese e aveva promesso di combattere i militanti della cintura tribale del Pakistan. Fu minacciata da Al-Qaeda, i gruppi talebani, estremisti locali e, potenzialmente, da elementi dell’establishment pakistano.
    Ma gli investigatori pakistani si sono concentrati in gran parte su operativi di livello inferiore, prestando poca attenzione al ruolo della gerarchia nella pianificazioni, nel finanziamento e nell’esecuzione dell’omicidio.

Nel 2013, la corte ha formalmente accusato Musharraf dell’omicidio della Buttho, un’iniziativa senza precedenti nei confronti di un ex comandante dell’esercito. Musharraf è poi fuggito dal Pakistan nel 2016, attirando le critiche degli avversari dopo che il governo ha revocato il divieto di viaggio emesso contro Musharraf che da allora è in esilio volontario.

Per volere del Partito Popolare Pakistano,  subito dopo l’omicidio della Buttho è stato inviato un team di 3 investigatori dell’Onu per indagare sulla morte dell’ex primo ministro. Nel rapporto di 70 pagine pubblicato nel 2010, l’Onu ha ritenuto assolutamente responsabile l’amministrazione di Musharraf di non aver fornito alla Buttho le adeguate misure di sicurezza per contrastare l’attacco.
Il team ha citato anche i numerosi fallimenti della polizia, non aver investigato correttamente e alterato la scena del crimine.

Meno di due ore dopo l’attacco, l’agente Khurram Shahzad, uno dei due condannati, si è avvicinato alla scena. Il secondo agente, allora capo della polizia di Rawalpindi, Saud Aziz, ha rifiutato più volte di autorizzare l’autopsia della Buttho.

La polizia, alla commissione Onu, ha dichiarato di aver raccolto sulla scena soltanto 23 prove “in un caso in cui normalmente avrebbero dovuto essercene a migliaia”, secondo la relazione. Ma il team dell’Onu ha accennato a qualcosa che va oltre l’incompetenza della polizia: l’inchiesta ufficiale è stata probabilmente frenata dall’establishment di sicurezza del Paese.

“Questi funzionari, temendo in parte il coinvolgimento dell’intelligence, non erano sicuri se procedere con fermezza come avrebbero dovuto fare dei professionisti”, si osserva nel report. Il team dell’Onu, non ha fatto nomi dei sospettati del complotto, asserendo che la responsabilità è della corte.

Dopo la morte della Bhutto, il PPP è salito al potere e il vedovo Asif Ali Zardari, è stato eletto presidente ma non è riuscito a far luce sui misteri dietro l’omicidio, provocando nuove teorie di cospirazione, alimentate ulteriormente dopo che nel 2013, Bilal Sheikh, il suo assistente è stato ucciso da un attentatore suicida a Karachi. Sheikh era responsabile della sicurezza di Benazir Bhutto quando nell’ottobre 2007 rientrando a Karachi dall’esilio, la scorta fu attaccata e persero la vita circa 140 persone.

Il diplomatico cileno Heraldo Munoz, che ha condotto l’inchiesta dell’Onu, ha dichiarato che è ridicolo immaginare che il vedovo della Bhutto fosse coinvolto nell’omicidio. Ha sostenuto che a volere la sua morte, era Al-Qaeda e che i talebani pakistani hanno eseguito l’attacco, forse con il sostegno di agenti di intelligence indipendenti e la polizia locale ha insabbiato le prove su ordini “venuti dall’alto”. Munoz è convinto che la sicurezza della Bhutto non ha funzionato e chi l’ha incoraggiata a tornare in Pakistan non le ha fornito protezione.

Altre congetture non confermate, indicavano la guardia del corpo della Bhutto, Khalid Shahensha: pochi momenti prima della morte dell’ex primo ministro, in un filmato si vede Shahensha mentre fa strani gesti sul palco dove la Buttho teneva un comizio. Mesi dopo l’assassinio, Shahensha fu misteriosamente ucciso a Karachi.

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