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Birmania, strage di Rohingya in mare: barcone si rovescia, decine di morti

Birmania, strage di Rohingya in mare: barcone si rovescia, decine di morti

Birmania, strage di Rohingya in mare: barcone si rovescia, decine di morti

NAPYIDAW – Strage di Rohingya in fuga dalla Birmania. Quindici cadaveri di donne a bambini musulmani sono stati spiaggiati dalla corrente, ma altre decine di profughi non sono più riapparsi: potrebbe superare gli 80-90 morti una tragedia della disperazione consumatasi a pochi metri da una spiaggia vicina alla città Cox’s Bazar, in Bangladesh. Paese che, stando a quanto ha dichiarato oggi dall’Onu, nell’ultimo mese ha accolto già oltre mezzo milione di profughi della minoranza musulmana in fuga dalle violenze e dalle persecuzioni nella vicina Birmania, a maggioranza buddista.

Un torrente umano in piena che ha attraversato il fiume Naf, che segna il confine fra il travagliato stato birmano di Rakhine e il Bangladesh, sotto l’incalzare dei militari birmani, e che ha portato all’attenzione della comunità internazionale una tragedia, precipitata nelle ultime settimane, accompagnata dai terribili racconti di eccidi, stupri e violenze da una regione, il nord del Rakhine, preclusa quasi a tutti e ora anche a una missione di osservatori dell’Onu.

Secondo l’Onu, sono ora oltre 500mila i profughi Rohingya che si sono riversati in Bangladesh dal 25 agosto, quando i militari birmani lanciarono un’offensiva contro la minoranza musulmana, per un totale di oltre 700mila ospitati in territorio bengalese. Fra questi, stando a Save the Children, si diffondono malattie e malnutrizione, mentre l’Onu, attraverso le agenzie umanitarie, sta intensificando la distribuzione nei campi profughi di cibo, acqua e attrezzature per proteggersi dalle piogge monsoniche.

Ma di recente anche il mare è diventato una via di fuga, e negli ultimi due giorni almeno duemila Rohingya sono approdati sulle coste dallo stato del Bangladesh in barca dal Rakhine.

Come volevano fare le 100-130 persone che erano a bordo del barcone rovesciatosi a Paqthuartek, sulla spiaggia di Inani. Diciassette persone sono state salvate, quindici cadaveri sono stati recuperate, ma forse oltre 80 persone sono ancora disperse. “Sono annegati davanti ai nostri occhi. E dopo pochi minuti le onde hanno trascinato i corpi sulla spiaggia”, ha raccontato alla Bbc un testimone.

Due giorni fa l’ambasciatore birmano presso le Nazioni Unite ha negato che sia in corso una “pulizia etnica” o genocidio contro i Rohingya, che la Birmania ufficialmente non riconosce come etnia, bollandoli come “immigrati clandestini” bengalesi. La recente offensiva dei militari è sostenuta anche da motivazioni antiterrorismo, dopo un attacco di presunti elementi dell‘Isis contro la polizia.

In un recente discorso la leader del Paese, la Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, ha ribadito l’impressione di non potersi distaccare dalla posizione nazionalista e anti-islamica delle forze armate, che si ritiene abbiano escluso il governo civile e democratico dalla loro sfera d’azione. Ma anche il sospetto di non volervisi opporre, essendo la visione dell’esercito popolare fra i birmani buddisti.

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