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Brasile, bimbo insultato: “Sostieni Dilma Rousseff”

SAN PAOLO (BRASILE) – Lo scontro politico in Brasile arriva persino a scuola, tra i ragazzini delle elementari. A San Paolo un bambino di nove anni è stato insultato e minacciato dai compagni di classe per aver indossato una maglietta con la bandiera della Svizzera (rossa con la croce bianca) che però è anche il simbolo del Partito dei lavoratori della contestatissima presidente Dilma Rousseff, ormai sulla via dell’impeachment, e del suo altrettanto contestatissimo predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva, implicato nello scandalo sui fondi neri della compagnia petrolifera statale Petrobras.

Il caso del bambino è finito sui giornali e ripreso dalla Bbc dopo che il padre del piccolo, Rogerio Maudonnet, ha raccontato quanto accaduto su Facebook.

“Durante la lezione di inglese, mio figlio di nove anni è stato attaccato per aver indossato una maglietta rossa. Gli hanno detto che era un sostenitore del Partito dei lavoratori e che per questo avrebbe dovuto essere picchiato, gettato in strada e altro ancora. Un dettaglio: la camicia rossa era una bandiera della Svizzera!!! Ma che Paese è questo?Quale odio stanno trasmettendo i genitori ai propri figli?”.

Ma quello del bambino insultato per la maglietta della Svizzera non è l’unico caso di intolleranza diffusa dopo gli scandali del Partito dei lavoratori.

La Bbc racconta anche di quanto accaduto a Renata Baltar, 28 anni, storica di San Paolo. Una sera era in un ristorante insieme ad un amico quando d’un tratto nel locale tutti hanno iniziato a gridare slogan contro il governo. Ad un certo punto, racconta la stessa Baltar su Facebook,

“Un uomo che era accanto a me ha iniziato a fare alcuni commenti sessisti molto sgradevoli nei confronti della presidente Dilma. Gli ho risposto che poteva essere una cattiva presidente, ma che non per questo era una sgualdrina, e che lui non aveva alcun diritto di offenderla. Si è rivolto a me infuriato e mi ha offeso con i termini peggiori, minacciandomi di picchiarmi”.

Questi episodi sono la prova di quanto i brasiliani, abituati ad una politica per lo più tranquilla e priva di grossi scandali, siano profondamente toccati dall’inchiesta sulle tangenti e il riciclaggio di denaro che ha riguardato Rousseff, Lula e Petrobras. Proprio la presidente, che aveva nominato Lula ministro per evitargli il carcere, è stata nei giorni scorsi indagata per essere ricorsa ad una sorta di maquillage nei bilanci pubblici per mascherare la durezza della recessione. Un reato non particolarmente grave, se visto con gli occhi di chi è abituato a scandali del genere. Ma che in Brasile non passa sotto silenzio. Tutt’altro.

 


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