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Brasile, folla assalta ministeri. Temer schiera l’esercito FOTO-VIDEO

Brasile, folla assalta ministeri. Temer schiera l'esercito5

BRASILIA – Sale vertiginosamente la tensione in Brasile: tutti i ministeri di Brasilia, capitale politica del Paese, sono stati evacuati in seguito a gravi atti di vandalismo da parte di una folla inferocita di manifestanti. Protestano contro il governo di Michel Temer: 5 mila poliziotti non sono bastati a fermare la violenza di 100 mila manifestanti. Si sono ritirati sotto una pioggia di sassi, bastoni, pietre e bottiglie incendiarie. Mentre il governo ha schierato l’esercito per difendere la sede della presidenza e gli altri palazzi governativi.

Secondo i media locali, le sedi del ministero dell’Agricoltura e delle Finanze hanno registrato anche principi di incendio. Alcuni dimostranti, con il volto coperto, sono entrati in conflitto con la polizia, che ha risposto con gas lacrimogeni e granate stordenti. Ci sono almeno 5 persone colpite da arma da fuoco, tra loro anche un ambulante che neppure partecipava alla protesta.

Il presidente Temer ha mobilitato 1500 soldati a difesa di tutti gli edifici pubblici fino al 31 maggio. Una scelta che ricorda i tempi bui della dittatura militare. La decisione del capo di Stato – formalizzata da un apposito decreto e comunicata dal ministro della Difesa, Raul Jungmann – è stata criticata tanto dalla maggioranza quanto dall’ opposizione. “Spero che la notizia non sia vera”, ha commentato il giudice della Corte suprema, Marco Aurelio.

Temer resiste nonostante sia stato registrato mentre autorizzava due imprenditori a pagare una mazzetta all’ex presidente della Camera, Eduardo Cunha, attualmente in prigione, per comprare il suo silenzio e non essere coinvolto nello scandalo Lava Jato, una sorta di mani pulite brasiliana, in cui i partiti sono accusati di aver intascato 3 miliardi di dollari dal colosso petrolifero statale Petrobras. Alcuni parlamentari hanno presentato richiesta di impeachment, ma Temer non intende mollare. Intanto si è dimesso Sandro Mabel, assessore speciale del presidente, anch’egli sospettato di corruzione.

 

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