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Calvin Harris non uccise la moglie: assolto dopo 4 processi

NEW YORK – Ha perso milioni di dollari per difendersi quattro volte dall’accusa di aver ucciso sua moglie ma dopo 15 anni, Calvin Harris è tornano libero. La moglie di Calvin “Cal” Harris, Michele, all’epoca aveva 35 anni, scomparve di casa in un giorno nero per gli americani: l’11 settembre 2001, il giorno degli attentati alle Torri Gemelle.

Michel e Harris, che insieme condividevano un patrimonio di 4 milioni di dollari, stavano per divorziare e i sospetti della polizia si indirizzarono fin da subito sul marito: lo accusarono di aver ucciso sua moglie per non cederle la sua parte di denaro dopo il divorzio.

Dopo la sentenza di non colpevolezza, Harris, oggi 54enne, ha iniziato a piangere e ha detto ai cronisti di voler far causa alle autorità poiché è stato “derubato” del suo “diritto di padre” di crescere i suoi figli. “Mi hanno strappato da loro per tre volte – ha affermato tra i singhiozzi – ed è stato difficile”.

Ha aggiunto che l’incubo è ormai finito, un calvario lungo 15 anni, definito da Harris “un orribile abuso di potere” che aveva coinvolto tutta la famiglia. “Ora possiamo andare avanti, fare progetti, ma stasera non festeggeremo, non ci sono vincitori, tutti abbiamo perso”.

L’accusa sosteneva che Harris avesse ucciso sua moglie mentre facevano ritorno a casa dalla tenuta di Southern Tier che condividevano con i quattro figli. Ma non furono mai trovati né il corpo né l’arma del delitto.

Gli avvocati difensori replicarono che le autorità avevano ignorato un uomo sospetto che si aggirava nella zona, un texano, e introdotto nuove prove tra cui quella che sembrava essere la spallina di reggiseno della donna, bottoni, la lama di un coltello, un costume da bagno da donna, due frammenti di tessuto carbonizzato, trovati nel pozzo di una casa vicina a quella degli Harris.

Il pozzo era situato sulla proprietà di Stacy Stewart, conosciuto da Michele e visto con lei il giorno in cui è scomparsa. Quel giorno, la donna indossava un golf blu scuro o una polo e un paio di bermuda i cui colori erano quelli dei frammenti bruciati, secondo quanto riportato da ABC News che ha peraltro provato a contattare Stewart ma senza alcun successo.

La mattina del 12 settembre 2001, l’auto di Michele Harris fu trovata con le chiavi ancora inserite nel cruscotto ma del suo corpo non vi era traccia.

In casa furono rilevate alcune macchie di sangue e su quelle fecero leva le accuse dei pm: nel primo processo – 2005 – l’accusa disse che erano la prova che Harris avesse aggredito la moglie. Convocarono un testimone che affermò di aver sentito Harris minacciarla di morte.

La difesa sostenne che le minacce in realtà non erano mai state serie e che le prove erano solo circostanziali ma Harris nel 2007 fu comunque condannato per omicidio, condanna confermata in un altro processo, nel 2009. La sentenza del terzo processo – 2015 – lo ha reso un uomo libero.

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