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Cannibale Isis ucciso: mangiava il cuore dei nemici

ROMA – Cannibale Isis ucciso: mangiava il cuore dei nemici. Khaled al-Hamad, alias Abu Sakkar, meglio conosciuto in Occidente come il cannibale che mangiava il cuore dei nemici uccisi in battaglia, è morto in un regolamento di conti nelle fazioni ribelli anti Assad in Siria. Di lui ci restano le agghiaccianti immagini di un video fatto circolare nel 2013 proprio dal cannibale.

Un macabro exploit che probabilmente gli si è ritorto contro, a lui e la sua causa: proprio quel video e quell’efferatezza furono citate da Vladimir Putin per giustificare la necessità di un intervento armato della Russia nel mattatoio siriano flagellato dall’avanzata Isis.

La carriera di combattente di Abu Sakkar cominciò con l’arruolamento nel Free Syrian Army, dopo che l’esercito di Assad gli aveva ucciso il fratello. Quindi si unì alle più forti milizie di ispirazione qaedista di Al Nusra. Con la Brigata Farouk aveva partecipato a una delle battaglie più cruente contro la milizia lealista nella città di Homs: fu qui che compì il terrificante rituale antropofago.

Ne spiegò il motivo alla Bbc: aveva trovato immagini di stupri nei telefonini dei nemici uccisi. “Dobbiamo terrorizzare i nemici proprio come fanno loro”, dichiarò alla stampa. A spiegare il regolamento di conti, proprio contro gli ex amici del Free Syrian Army, la caotica situazione sul terreno.

Il braccio siriano di Al Qaida e altri insorti hanno strappato alle forze governative siriane un villaggio considerato strategico a sud di Aleppo dopo settimane di raid governativi. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, il gruppo del Fronte al Nusra, affiliato ad Al Qaida, insieme ad altri jihadisti e fazioni più moderate, è riuscito a catturare il villaggio di Tel el-Ais che si affaccia su un’importante arteria stradale che collega Aleppo con la capitale, Damasco.

Il Fronte al Nusra ha postato la sua offensiva sui social media, con la pubblicazione di video che mostrano mortai e carri armati che sparano su quelle che i miliziani affermano essere postazioni governative.